Zothique, l’ultimo continente della Terra

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necromantsNel settembre 1932 veniva pubblicato sulla rivista americana Weird Tales il racconto The Empire of the Necromancers, il primo lavoro di Clark Ashton Smith ambientato nella paurosa e conturbante terra di Zothique.

Tra il 1929 e il 1942 Weird Tales ospita regolarmente gli scritti di Clark Ashton Smith e di altri due giganti del genere fantastico: H.P. Lovecraft e  R. E. Howard. Grazie a loro si parla di questo momento come del periodo aureo della rivista americana.

Di questi tre scrittori, accomunati da una personalità per vari aspetti problematica, Clark Ashton Smith è il meno noto in Italia, e probabilmente quello che presenta la cultura letteraria più eclettica. Nato a Long Valley, California, nel 1893, (un anno prima di J.R.R. Tolkien) è un bambino dalla salute cagionevole, soggetto a crisi di panico, incubi e agorafobia. Tali disagi saranno poi, per sua stessa ammissione, una preziosa fonte di ispirazione per la parte più buia e spaventosa della sua arte. In seguito rifiuta di ricevere un’istruzione superiore formale e di frequentare il college, iniziando un progetto di autoeducazione che consiste sostanzialmente nel divorare ogni genere di libri, inclusi l’Encyclopedia Britannica e l’Oxford Unabriged Dictionary, letti ripetutamente voce per voce. Inoltre impara da autodidatta il Francese e lo Spagnolo così bene da poter tradurre egregiamente le opere di Baudelaire, de Herédia e Carcano.  Le sue traduzioni da Les Fleurs du Mal sono considerate tra le migliori esistenti in lingua Inglese.

Scrive i suoi primi racconti all’età di 11 anni, stimolato dalla lettura delle Mille e una notte , delle fiabe dei fratelli Grimm e delle opere di E. A. Poe. Le sue prime storie si fanno già notare per lo spirito misterioso e fiabescamente inquietante caratteristico della sua produzione. La poesia è l’altra grande passione del giovane Clark: le sue raccolte The Star-Treader and Other Poems, Odes and Sonnets (1918), Ebony and Crystal (1922) e Sandalwood (1925) hanno un buon successo di critica e gli valgono l’ammirazione del poeta George Sterling. Anche l’amicizia con  Lovecraft risale a questo periodo.

Dal 1926 al 1935 produce soprattutto racconti ambientati in diversi luoghi immaginari: le terre medievaleggianti di Averoigne e Malneant, il pianeta Xiccarph, Marte, Hyperborea e Zothique, l’ultimo continente. L’esempio dei grandi poeti francesi Georges Baudelaire e Théophile Gautier, già determinante per la sua opera in versi continua a farsi sentire anche nella narrativa, accompagnato dall’influenza di Poe, Ambrose Bierce, William Beckford  e Flaubert.

Dopo il 1935 la sua produzione letteraria si fa molto rara, l’ultimo suo racconto pubblicato è The Coming of the White Worm, dell’ Aprile 1941. In compenso risalgono a questo periodo in poi molti suoi disegni, dipinti e sculture. Durante tutta la sua vita comunque, egli non guadagna mai molto con la sua attività artistica, dovendo dedicarsi a vari mestieri, tra cui il giardiniere e il taglialegna, per mantenere se stesso e la famiglia.

Ormai avanti con gli anni si sposa con Carol Jones Dorman il 10 novembre 1954 e si trasferisce a Pacific Grove, California, insieme ai figli di lei.

Si spegne serenamente, nel sonno, il 14 Agosto 1961.

Le suggestioni seducenti e tenebrose della poesia Baudelaireana e della prosa sontuosa di Flaubert sono particolarmente evidenti nei racconti ambientati a Zothique, considerati spesso tra i suoi lavori più ispirati.

Zothique è l’ultimo continente della Terra di un futuro così lontano da confondersi con il passato leggendario. Il sole si è affievolito, l’antica  civiltà e la scienza sono ormai remoti ricordi a differenza della magia e del potere di molte misteriose divinità, che sono invece forze vive e presenti.

Ecco come lo stesso autore descrive la sua creazione al collega scrittore L. Sprague De Camp in una lettera del 1953:

Zothique, vaguely suggested by Theosophic theories about past and future continents, is the last inhabited continent of earth. The continents of our present cycle have sunken, perhaps several times. Some have remained submerged; others have re-risen, partially, and re-arranged themselves. Zothique, as I conceive it, comprises Asia Minor, Arabia, Persia, India, parts of northern and eastern Africa, and much of the Indonesian archipelago. A new Australia exists somewhere to the south. To the west, there are only a few known islands, such as Naat, in which the black cannibals survive. To the north, are immense unexplored deserts; to the east, an immense unvoyaged sea. The peoples are mainly of Aryan or Semitic descent; but there is a negro kingdom (Ilcar) in the north- west; and scattered blacks are found throughout the other countries, mainly in palace-harems. In the southern islands survive vestiges of Indonesian or Malayan races. The science and machinery of our present civilization have long been forgotten, together with our present religions. But many gods are worshipped; and sorcery and demonism prevail again as in ancient days. Oars and sails alone are used by mariners. There are no fire-arms—only the bows, arrows, swords, javelins, etc. of antiquity. The chief language spoken (of which I have provided examples in an unpublished drama) is based on Indo-European roots and is highly inflected, like Sanskrit, Greek and Latin.

Leggendo le novelle ambientate nell’ultimo continente della Terra incontriamo deserti, necropoli popolate di mummie, isole tropicali, città portuali, palazzi sontuosi e ginecei reali. Un’ambientazione dal sapore decisamente non europeo, che ricorda piuttosto L’India  (scenario di vari lavori di CAS a tema storico-fantastico o contemporaneo )e il Medio oriente delle Mille e Una Notte, lettura cara all’autore fin dalla fanciullezza. Un’ombra scura e pesante sembra scesa sulla Terra di quest’epoca: la noia opprime i cuori di molti personaggi, che cercano di scacciare tale sensazione indulgendo a piaceri estremi e crudeltà, o tramite lo studio delle arti magiche, stringendo patti con esseri innaturali.  Sulla vita degli abitanti di Zothique incombe la presenza di figure enigmatiche come Thasaidon o Vergama, potenti esseri dalla natura che potrebbe essere parimenti divina o demoniaca, come è ben espresso nelle novelle Xeethra,The Dark Eidolon e In The Book of Vergama. Vi sono persino negromanti riportano i morti a una parvenza di vita, obbligandoli a soddisfare ogni loro desiderio, come in Necromancy in Naat e The Empire of the Necromancers, o che per puro diletto tentano esperimenti ancora più orribili, i cui risultati si possono ammirare nell’orto botanico di The Garden of Adompha . Sono storie decisamente adompha3oscure, ma la tenebra di Zothique non ospita solo i terrori cosmici Lovecraftiani, è popolata di presenze inquietanti ma seducenti: lamie, streghe maliarde, conturbanti spettri femminili. L’amore e la passione hanno sovente un ruolo importante in questi racconti, anche se non giungono quasi mai ad un esito felice. Il sentimento però si può unire in qualche modo al destino ineluttabile che pare governare la vita di ognuno: un esempio è il legame tra i protagonisti che sopravvive alla morte stessa nei racconti Morthylla e Necromancy in Naat. Le corti dell’ultimo continente sono rette da  tiranni lussuriosi adulati  da poeti dediti al vino, empi maghi e sadici torturatori. Molti personaggi si macchiano di azioni crudeli o sono semplicemente amorali, quindi sfuggono alla classica dicotomia buoni contro cattivi. Il destino però si compie anche per loro senza possibilità di appello, riservando punizioni crude e definitive: è il caso di The Dark Eidolon, in cui il negromante in compie la sua vendetta a prezzo della vita.  In pochi altri racconti prevale invece uno spirito più fiabesco e avventuroso, mutuato dalle Mille e Una Notte. Qui i protagonisti devono sempre vedersela con demoni e incantesimi, ma li attendono anche belle fanciulle e straordinari viaggi per mare, come in The Black Abbot of Puthuum e The Voyage of King Euvoran.  

I protagonisti delle storie di Zothique sono i più vari: caprai che ricordano le loro gloriose  esistenze passate, sovrani, soldati, persone comuni che si ritrovano preda di magie maligne, stregoni e negromanti. L’ironia che caratterizza spesso i cicli di Averoigne e Hyperborea in Zothique si ritrova molto meno, sovente smorzata dall’atmosfera horror, anche se l’autore non perde mai l’occasione di far notare l’incompetenza, disonestà e ipocrisia di re e sacerdoti.

Esistono anche vari racconti ambientati a Zothique rimasti allo stadio di frammenti o semplici sinossi. È il caso di Mandor’s enemy e Shapes of Adamant. Il primo di questi due racconti incompiuti tratta della pazzia di re Mandor di Tasuun, mentre il secondo brevissimo frammento è interessante per la presenza di un protagonista di colore, un saggio dai poteri sovrannaturali che afferma di ricordare le sue diverse vite e incarnazioni. Il fatto testimonia la volontà dell’autore di includere nelle sue opere gli antichi regni di Ilcar e Dooza Thom, e non limitare i personaggi di colore al ruolo di antagonisti o schiavi. Del resto un simile personaggio positivo proveniente dai regni “neri” si trova anche in The Black Abbot of Puthuum. Grazie alla sua volontà di rimediare l’errore compiuto molti anni prima i protagonisti trionferanno sul loro nemico.

The feet of Sidaiva è invece rimasto allo stato di sinossi: qui la danzatrice Sidaiva suscita le gelosie della principessa Lunalia. Il personaggio di Lunalia è citato anche in The Witchcraft of Ulua come regina di Tasuun e madre della lussuriosa e maligna principessa Ulua.

Anche grazie a Zothique è lecito definire Clark Ashton Smith  un caposcuola del fantastico americano e non solo: il tema della terra morente, peraltro non inventato da CAS, che probabilmente si era rifatto al romanzo The Night Land di W. H. Hodgson, sarà ripreso da vari autori, tra i quali spicca Jack Vance. Con la raccolta The Dying Earth. La sua è una terra morente ricca di maliarde evocatrici di demoni e banditi raffinati e crudeli, molto vicina a Zothique.  In seguito, dopo l’uscita di  The Eyes of the Overworld negli anni ’60, Vance inizia a trattare le vicende della sua ambientazione in termini molto più ironici, ma sempre con uno stile difficilmente superabile. Anche Lin Carter, a cui si deve la prima edizione completa dei racconti di Zothique, (pubblicata in Italiano molto tempo fa dalla Nord) sfrutta l’idea per il romanzo The Giant of The World’s End del 1969. La sua importanza per quel che riguarda ciò che sarà in seguito definito “sword&sorcery” “heroic fantasy” e “dark fantasy”, è poi innegabile, pari a quella di Howard e Lovecraft: si può tranquillamente affermare che la letteratura riconducibile a questi generi sarebbe stata molto diversa senza l’influenza del grande artista californiano.

In breve, il ciclo di Zothique è composto da racconti scritti magistralmente, dotati di un’ambientazione affascinante, sempre esotica e spesso oscura e spaventosa, una imperdibile per chiunque apprezzi la buona letteratura in generale e il genere sword&sorcery in particolare.

Yuri Zanelli

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One thought on “Zothique, l’ultimo continente della Terra

  1. Ho comprato la raccolta dei racconti di Zothique nel 1997 e ha cambiato il mio modo di concepire la letteratura fantastica. Il mito. Punto.

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