Viaggio nel fantastico

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Articolo di Dario Spada, tratto dal sito Centro Studi La Runa.


image5C’è chi ritiene – e chi scrive queste brevi note è fra questi – che la letteratura fantastica (e con questa parola si intendono tanto la fantascienza che il fantasy e anche l’horror) sia da sempre uno dei più notevoli strumenti di indagine, ricerca ed esplorazione oltre che di espressione, di libertà di pensiero, utilizzati e utilizzabili dall’uomo e questo proprio per le qualità “non conservative” intrinseche nell’invenzione fantastica. Siamo dunque lontani mille miglia da chi sostiene che questa letteratura sia puro strumento di evasione. L’atteggiamento dell’immaginario è invece riappropiazione di dimensioni e idee “altre”, e quindi diviene uno strumento unificatore di una diversità di pensiero e la letteratura fantasy, del resto, abbraccia un corpus notevolmente vasto ed eterogeneo di riferimenti mitologici che pescano praticamente in tutte le più importanti culture e civiltà.

Questa introduzione per spiegare l’ultima fatica di Mariella Bernacchi, questo Viaggio nel Fantastico. La narrativa dell’immaginario dal punto di vista simbolico edito a cura del Centro Studi La Runa, un bel volumetto che raccoglie una ventina di articoli, interventi, recensioni dell’autrice apparsi su pubblicazioni amatoriali (le “mitiche” fanzine) in un arco di tempo che va dal 1986 al 1996.

Questo genere di lavori, si sa, presenta il rischio di scarsa omogeneità tra i vari interventi e, in molti casi, questi appaiono slegati e privi di un filo conduttore, e a volte finiscono con l’essere un esempio di monotona iterazione. Per fortuna questa raccolta si muove in tutt’altra direzione ed evita accuratamente siffatte trappole costituendo, anzi, una piacevole occasione di lettura e una riscoperta di alcune piccole “gemme” che altrimenti sarebbero scivolate nell’oblio dell’eterno silenzio. Il testo si compone di quattro parti introdotte da un intervento puntuale e chiarificatore di Gianfranco de Turris, nome troppo noto per soffermarvisi, dedicate rispettivamente al celtismo nel fantasy e nella science fiction; a Lovecraft e Howard; alla donna lunare e alla donna amazzone; e infine un excursus dal mito alla fantasia. La Bernacchi è autrice raffinata e puntuale ma ha una singolare caratteristica, quella di andare a infilarsi in polemiche – a volte furiose – che l’hanno resa famosa nel mondo del fandom (un mondo, sia detto per inciso, che è un coacervo di rivalità, di gelosie, di odi anche profondi e di divisioni insanabili che neppure l’editoria ufficiale mossa da ben altri interessi conosce). Ma l’indomita e bellicosa piacentina naturalizzata ligure spesso e volentieri coglie nel segno e affonda i suoi colpi di fioretto (intriso nel veleno) sbaragliando nemici e avversari. Si veda ad esempio la nota polemica anticristiana contenuta nella critica a Dei e Guerrieri di Lady A. Gregory o le neppure troppo velate critiche ad un femminismo sessantottino giudicato sterile e financo un po’ imbecille nel saggio godibilissimo La donna lunare, che costituisce – a nostro modesto avviso – uno dei pezzi più felici mai usciti dalla penna della Bernacchi. Degno di menzione è anche il saggio Alle radici di Guerre Stellari, originariamente pubblicato su L’eterno Adamo n°2 del febbraio 1991, dove si esplorano in chiave simbolica le valenze archetipiche celate dietro a quello che è considerato dai più come un normale film di fantascienza adatto specialmente ai più piccoli.

Un libro da leggere, questo della Bernacchi, e da conservare nella speranza che analoghe operazioni di “recupero” vengano proposte in futuro per altri, meritevoli autori.

Dario Spada

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