“Signore della Luce” di Roger Zelazny

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Articolo di Davide Mana, tratto dal blog Strategie Evolutive.


Il volume numero otto della Fantacollana è Signore della Luce, di Roger Zelazny, premio Hugo nel 1967, ed uno dei miei romanzi preferiti.

Fatemi causa.

Signore-della-LuceAncora una volta, la Fantacollana corre sul confine fra fantascienza e fantasy – e per quel che mi riguarda, Lord of Light è molto più fantascienza che fantasy.
Ma a Zelazny, esponente di punta della fantascienza letteraria americana che costituisce più o meno un parallelo della New Wave inglese, piace giocare con le strutture mitologiche, e quindi l’incertezza è più che ammissibile.
Non solo, ma lo stesso autore ammise di aver scritto il romanzo in modo che lo si potesse considerare tanto fantascienza quanto fantasy – per vedere se fosse possibile, e vedere come sarebbe stato accolto.
L’Hugo gli diede, probabilmente, un segnale riguardo a questo secondo punto.

La storia?

La Terra è stata distrutta.
Una nave di profughi, provenienti dall’India, ha colonizzato un pianeta simile alla terra, riducendo quasi all’estinzione gli indigeni (creature di pura energia) e acquisendo una tecnologia che permette il trasferimento della mente – in fondo, un semplice schema energetico.
Sono passati millenni.
I membri dell’equipaggio della nave si sono scelti il ruolo delle divinità, mantenendo la popolazione del pianeta – i discendenti dei profughi – ad un livello pre-tecnologico.
Ma a qualcuno questa faccenda non piace.
Non gli piaceva già all’epoca, ma ribellarsi non gli era valso a nulla.

I suoi discepoli lo chiamavano Mahasamatman, e sostenevano che fosse un dio. Lui preferiva lasciar perdere il Maha- e l’-atman, e si faceva chiamare Sam. Non affermò mai di essere un dio. Ma d’altra parte, non affermo mai di non essere un dio.

Il piano di Sam è semplice – l’unico modo per abbattere una religione di Lord-Of-Lightstampo induista che mantiene lo status quo attraverso la promessa di una vita migliore alla prossima reincarnazione, è “inventare” il buddhismo, il cui scopo è quello di interrompere per sempre la catena delle reincarnazioni.

E sì, questa è una storia avventurosa.
Zeppa di battaglie e inseguimenti, una partita a poker con un demone, e il Giorno della Yuga.

Il fatto che Roger Zelazny riesca, in un romanzo di poco più di 300 pagine, a mettere in campo un tema tanto intellettuale, buttandoci dentro anche un sacco di considerazioni sulla natura dell’identità, sulla spiritualità e la tecnologia, sulla responsabilità e sulla religione, e che riesca a farlo con un taglio avventuroso, molto spesso umoristico, restando all’interno dei canoni del planetary romance, è una testimonianza della qualità di questo autore – che per motivi a me francamente inspiegabili ha sempre goduto di una pessima stampa nel nostro paese.

Zelazny allinea un solido cast – a partire dall’anarchico Sam, a Yama il Signore della Morte, a Brahma, a Kali…
Al contempo, il lettore che volesse badarci – e di solito, alla terza o quarta rilettura ci si bada parecchio – Zelazny intesse colori, suoni, persino strutture verbali, per caratterizzare ciascun personaggio, ciascun luogo, ciascuna epoca.

Roger-ZelaznyUno degli elementi più interessanti, di Signore della Luce –  e ce ne sono tanti – è la struttura, che se da una parte ricalca quella dei classici cicli mitologici indiani, dal Mahabarata in avanti, dall’altra costruisce la trama attraverso una serie di flashback annidati, per cui la scansione temporale dell’intera vicenda risulta lunghissima, ma compressa narrativamente.
D’altra parte, l’effetto dell’immortalità sulla psiche umana fu uno dei temi cari a Zelazny, tanto nella sua narrativa breve quanto nei suoi romanzi.

Signore della Luce è scritto benissimo, è avvincente senza essere esclusivamente intrattenimento, è solido, ed è invecchiato benissimo.
Il romanzo di Zelazny è stato variamente ristampato -sia in originale che nel nostro paese.
Se ne favoleggiò addirittura di un adattamento cinematografico, con costumi e scenografie  disegnati da Jack Kirby, ed un grande parco a tema nel deserto americano.
Poi non se ne fece nulla – e forse è meglio così.

ADDENDUM – quando del film si decise di non farne nulla, il progetto venne rilevato dalla CIA, che utilizzò la lavorazione di Signore della Luce come copertura per le operazioni di recupero ostaggi in Medio Oriente.
L’intera faccenda viene anche citata nel recente film Argo, di Ben Affleck.

Col volume numero otto, la Fantacollana è ormai nel pieno del suo secondo anno di vita, ed ha un piccolo catalogo assolutamente impareggiabile.
Ci sarà ancora molto di buono a venire.

Sciocco dettaglio personale – Signore della Luce è uno dei due o tre romanzi che io di solito consiglio a chi abitualmente non legge fantascienza o fantasy, e che mi offre la litania

sì, sì, startrekspadelaserhobbittuttecazzate.

La reazione alla lettura di questo libro, di solito mi permette di separare con estrema precisione gli onesti dai disonesti.

Davide Mana

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

One thought on ““Signore della Luce” di Roger Zelazny

Comments are closed.