Rensioni: “Fantasmi principeschi” (2015) di Stefano Falotico

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Scheda:

Titolo: Fantasmi principeschi

Autore: Stefano Falotico

Genere: fantasy

Data di pubblicazione: 2015

Pagine: 50

Prezzo: € 6,80

 

Sinossi: I fantasmi che, acquietati, ci lustrano d’intensa lucentezza immaginifica in lune nere opalescenti o, inquietanti, ci appaiono mefistofelici nello scotere il nostro corpo di brividi acuti. Acustici, lagrimiamo le nostre recondite, intimissime paure e, con i fantasmi, passeggiandovi assieme negl’incubi più fatali e lugubri, c’incamminiamo per sentieri meandrici dell’inconscio buio e più profondo, ne mordicchiamo assieme i lor cuori e, di corpo spaventato, urliamo ululanti dinanzi ai lor racconti agghiaccianti. Ancorati alla speranza ch’essi vivano e, davvero verissimi, esistano, davanti a loro esitiamo ma non resistiamo al lor epocale fascino, c’incateniamo incantati dalle lor storie di case infestate, dirimpetto ai lor maledetti spettri mortali, mordaci, gridiamo! E, dai sepolcri più celati, i fantasmi più nascosti ci raggelano nell’emanarci dentro le anime nostre scoperte un sapor nitido d’evanescenza, d’ectoplasmatica vividezza.

Commento:

Ci sono libri che adoro e che riesco a leggere nonostante la quantità di pagine. Penso dipenda dall’autore, perché se per leggere Io sono leggenda di Matheson ho impiegato due giorni, non si può dire per L’orrore di Dunwich, nonostante adori entrambe le opere alla stessa maniera. Poi ci sono libri brevi per cui impiego addirittura un mese come Fantasmi Principeschi di Stefano Falotico ma il motivo per cui perdo tanto tempo a leggere un’opera così breve non è da ricercare nel desiderio di volersi gustare un capolavoro bensì nel costatare che si tratta semplicemente di un brutto libro. Non godo nello stroncare gli autori emergenti e prima di dare un giudizio così negativo cerco sempre di trovare dei punti positivi. Fantasmi Principeschi, purtroppo, non ne ha.

L’idea è interessante: impersonare come fantasmi personaggi reali e di fantasia e raccontare in prima persona il fardello che essi portano. Peccato che il modo in cui esso venga raccontato sia pessimo, sia per quel che riguarda lo stile di scrittura che per la mancanza d’interesse che donano le storie.

Cominciamo intanto dalla forma, principale motivo per cui cercherò di cancellare il ricordo di quest’esperienza al più presto. In tutto il libro viene fatto un uso smodato delle parentesi per dare un doppio significato ai termini. Per esempio, la frase pur stando chiuso nel suo guscio di cuculo diventa pur stando chiuso nel suo (g)uscio di cu(cu)lo. Potrebbe sembrare una cosa interessante, ma il continuo utilizzo di tale tecnica di scrittura inizia presto a infastidire, principalmente quando si utilizza:

– negli avverbi: (non) vi cago;

– più volte nella stessa parola: tetrissimo e avvilente fe(re)t(r)o;

– troppo spesso nella stessa frase: di pet(t)i di freddo pol(l)o o in f(u)ori;

– separare le sillabe per creare due parole: (di)vino;

– per sottolineare che, togliendo un prefisso, la parola avrebbe un significato diverso: (dis)armante.

Provate a immaginare un intero libro scritto così, dove questa “tecnica” viene usata persino nei titoli dei capitoli!

Riguardo alle trame non sono rimasto per niente colpito. Se riuscite miracolosamente a sopravvivere alle parentesi, vi ritrovate a leggere storie di poche pagine che non hanno nulla di epico e che, per la loro banalità, non lasciano nulla al lettore.

Prendiamo per esempio uno dei nostri fantasmi, Dario Argento, il modo in cui viene presentato sembra quello di un commesso alle prime armi di un videonoleggio. Riporto il passo proprio come viene presentato nel libro, comprensivo del corsivo e del grassetto utilizzato

Perché io sono immortale anche se ancor (non) morto, sono il regista di Profondo Rosso, io sono Dario Argento. Della paura il maestro per eccellenza, la suspense (s)carnificata dei vostri terrori più profondi.

Prima di scrivere questa recensione ho dato un’occhiata a quelle scritte da altri siti e ho trovato voti positivi, gente che vanta questo piccolo tomo (cinquanta pagine scritte con caratteri enormi) come se fosse un’opera d’arte. Ho provato a rileggere alcuni capitoli, ma ancora non riesco a capacitarmi di come possa piacere un libro simile.

Mi dispiace per l’autore, ma ho trovato il suo libro insopportabile. Non ho mai compreso il bisogno di alcuni autori di voler creare stili e tecniche di scrittura nuove. L’originalità, quando non è presente nella trama, va cercata nel modo nella scelta dello stile di scrittura non nella creazione di uno completamente nuovo. Tra le altre cose, non possiamo prendercela nemmeno con la casa editrice visto che Fantasmi Principeschi è stato stampato con un servizio a pagamento.

Antonio Spettro Amodeo

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