Recensioni: “Il Pozzo della Luna” (The Moon Pool, 1919) di Abraham Merritt

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Articolo di Davide Mana, tratto dal suo blog Strategie Evolutive.


Il settimo volume della Fantacollana è Il Pozzo della Luna, (The Moon Pool, 1918-1919) di Abraham Merritt. La copertina è come sempre di Karel Thole.

Il-Pozzo-della-LunaIl romanzo è il fix-up di due racconti – The Moon Pool e Conquest of the Moon Pool – che Merritt pubblicò su All Story Weekly, uno dei primi pulp. Il Pozzo della Luna è un “lost race romance”, un genere relativamente popolare a cavallo fra ‘800 e ‘900, complici le esplorazioni che in quegli anni progressivamente riducono sempre più le aree bianche sulla mappa. La presenza di una popolare filosofia “new age” come la Teosofia – che aveva fatto di razze perdute e regni sotterranei una delle basi della propria dottrina – forniva ampio materiale ai narratori, in un curioso anello di feedback*.

In linea con le regole di questo tipo di romanzi, abbiamo una antica razza preumana e “superiore” che vive in un regno segreto al centro della terra, un misterioso quorum di maestri spirituali, una misteriosa divinità, una guerra fra razze perdute, donne bellissime, pericoli innominabili.

I due protagonisti, l’accademico e un po’ ingessato Dr Goodwin e l’avventuroso oriundo irlandese Larry O’Keefe, dovranno dipanare la matassa degli intrighi e delle rivalità fra gli antichi adoratori dell’Abitatore. O’Keefe dovrà anche decidere se impalmare la bella e malvagia Yolara, o l’eterea e buonissima (e noiosetta) Lakla.

Ma probabilmente l’elemento più interessante, de Il Pozzo della Luna, è proprio The Dweller, l’Abitatore, sorta di divinità artificiale, la cui creazione ha segnato la caduta della grande razza e che è quindi, a tutti gli effetti, un dio sintetico, una specie di robot mistico sfuggito alla sua originaria programmazione, un essere la natura del quale non viene mai analizzata, ma risulta particolarmente curiosa.

Abraham Merritt – un giornalista quotatissimo che arrivò a incassare cifre astronomiche per il proprio lavoro di cronista (25.000 dollari l’anno all’epoca dell’uscita del Pozzo), e che scriveva per i pulp come secondo lavoro – è responsabile della canonizzazione di molti degli elementi classici del pulp, che egli stesso derivò da autori precedenti (soprattutto Rider Haggard e Francis Stevens**). The Moon Pool non è, probabilmente, il suo lavoro più popolare – i successivi Ship of Hishtar e Dwellers in the Mirage sono probabilmente migliori – ma questa storia piacque molto ad H.P. Lovecraft, ed andò probabilmente ad influenzarne gli scritti.

Scopriamo da Wikipedia che Merritt, fedele al cliché che vuole gli autori pulp segnati da qualcheThe-Moon-Pool eccentricità, coltivava orchidee e piante legate alla stregoneria. Possedeva anche, pare, una biblioteca di 5000 volumi sull’occulto. Secondo romanzo di Merritt, Il Pozzo della Luna è quasi un anello di congiunzione – stilistico, oltre che narrativo – fra la narrativa fantastica dell’800 e il pulp degli anni ’20. Ben conoscendo il suo pubblico, Merritt lasciava volentieri intendere che le grazie delle sue verginali eroine fossero abbondantemente esposte (con gran piacere degli illustratori dell’epoca, a cominciare da Hannes Bok, il più strettamente legato a Merritt).

Come ci è finito questo vecchio romanzo fra le opere decisamente più recenti presentate fin qui dalla Fantacollana?
Si tratta probabilmente di un profugo della soppressa collana Arcano – che aveva già incluso un titolo di Merritt, il più francamente orrifico Burn Which Burn (1932).
Di sicuro, la presenza di questo titolo nella Fantacollana, va a rafforzarne il ruolo di archivio storico e collezione didattica sul fantastico tout-court.

Sciocco dettaglio personale – all’epoca non mi piacque granché, devo dire, e anche oggi ne apprezzo forse di più il significato storico che non la forma.
Da tempo caduto nell’ambito del dominio pubblico (e forse per questo motivo abbondantemente ristampato anche qui da noi), The Moon Pool si può oggi reperire presso il Progetto Gutenberg.

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* Considerando che una buona fetta del folklore agarthiano dei Teosofi derivava da narrative popolari, a cominciare da The Coming Race, di Edward Bulwer-Lytton.

** Dovremo parlarne, un giorno, di Francis Stevens.

Davide Mana

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