Recensioni: “I Pirati dell’Oceano Rosso” (Red Seas under Red Skies, 2007) – Serie dei Bastardi Galantuomini (The Gentleman Bastard Sequence) Volume 2 – di Scott Lynch

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Non hanno più denaro, hanno perduto i loro amici e rischiato di morire, ma i Bastardi Galantuomini non sono sconfitti, sono anzi più uniti che mai. Così Jean Tannen e Locke Lamora, fuggiti dall’amata Camorr, vanno là dove li porta l’irresistibile richiamo del denaro e cioè nella città di Tal Verrar, al centro della quale sorge la più grande, la più ricca e la più sorvegliata casa da gioco dello Stato. Leggenda vuole che ci abbiano provato in molti, a entrare nel suo caveau, e che nessuno ne sia mai uscito vivo. Ma proprio quando Locke e Jean si apprestano a sfatare la leggenda, un sinistro personaggio appare come per magia e, senza troppe cerimonie, li recluta come spie per assicurare alla giustizia i pirati del famigerato Zamira Drakasha. Davvero un incarico ideale per quei due, che non distinguono la poppa dalla prua e si trovano sbalzati in mezzo ad abbordaggi e a duelli a fil di spada nonché costretti a trasformarsi in lupi di mare.

Titolo: I Pirati dell’Oceano Rosso | Titolo Originale: Red Seas under Red Skies | Autore: Scott Lynch |  Anno di Pubblicazione: 2007 | Serie dei Bastardi Galantuomini Volume 2 | Cartonato, Sovraccoperta: 718 pagine  | Editore: Editrice Nord | Edizione Italiana: Settembre 2008 | Collana: Narrativa Nord n°333 | ISBN-9788842914754 | Prezzo di copertina: 19,60€ | Genere: Fantasy

Locke Lamora: Devo dire che l’ho finito in una settimana e non c’è davvero male! Scott Lynch, evidentemente ispirato dalle vicende criminali che sconquassano abitualmente l’Italia, ambienta le vicende del suo romanzo in una città costruita su isole e collegata da canali e ponti barocchi di nome Camorr. Com’è facilmente intuibile per noi italiani, sia dal nome della città che dalla particolare conformazione e aspetto, l’ambientazione Fantasy di Scott Lynch mette al centro delle sue vicende una città che è una via di mezzo fra Venezia (per aspetto) e Napoli (per organizzazione criminale). Camorr è governata all’apparenza da un’Aristocrazia di mercanti, guidata da un Duca simile al Doge di nome Nicovante; nei quartieri più popolari, però, la Legge che prevale è quella del più forte, del più astuto e truffaldino. La criminalità è diffusa e tollerata, accettata come parte naturale delle cose e i Ladri sono organizzati in bande di “Giusti”, ognuna comandata da un “Garrista” e dai suoi fedeli sottoposti, i “pezon”.

Tutti i “Giusti”, nessuno escluso, rendono conto delle proprie malefatte e pagano tributo al “Boss” supremo di questa organizzazione camorristico-mafiosa, il Capa. Fra l’attuale Capa, di nome Vencarlo Barsavi, e gli Uomini della Legge del Duca, guidati da un misterioso personaggio noto come il Ragno e composto da una Polizia Segreta chiamata i Cannocchiali della Notte o Uomini di Mezzanotte, vige una specie di accordo o di tregua, chiamata la Pace Segreta. Secondo questo accordo, i ladri agli ordini del Capa Barsavi non devono assolutamente derubare o truffare gli aristocratici o le guardie di Camorr. Questo vuol dire che le vittime dei ladri camorrani devono, per forza di cose, essere le persone comuni o gli stranieri, almeno quelli che non sono svegli ed astuti abbastanza da salvarsi dalle truffe e dai furti.

Tutti i ladri di Camorr seguono la Legge dello spietato e crudele Capa Barsavi e rispettano la Pace Segreta. Anche perché chi contraddice il Capa e non paga il giusto tributo, oppure cerca di truffarlo ed ingannarlo finisce sempre malissimo, nella migliore delle ipotesi morto, nella peggiore morto sotto terribili torture… Dicevo quindi che tutti i “Giusti” di Camorr rispettano l’Ordine stabilito dal Duca e dal Capa, a parte uno, il più imprendibile e abile, conosciuto come la famigerata “Spina di Camorr”. Differentemente dal ben noto Robin Hood, che ruba ai ricchi per dare ai poveri, la Spina di Camorr tiene per se e la sua banda, i Bastardi Gentiluomini, il frutto delle sue malefatte, esclusivamente commesse ai danni dei più abbienti fra gli Aristocratici di Camorr.

Ma chi è in realtà la fantomatica Spina? E’ Locke Lamora, un orfano cresciuto nei quartieri malfamati di Camorr grazie agli insegnamenti del bonario e astuto truffatore noto come Padre Catena (che finge di essere un frate santo di Perelandro, divinità della Misericordia, mentre adora maggiormente il Disonesto Tutore, il “tredicesimo” e non ufficiale dio del pantheon camorrano, composto da 12 dei). Padre Catena ha scelto di salvare Lamora dalla morte a cui l’aveva condannato il Forgialadri, uno dei garristi di Capa Barsavi. Il Forgialadri era stato il primo ad avvalersi dei servigi di Locke, ancora bambino; ma poiché il piccolo Lamora aveva dimostrato fin dalla tenera età un’astuzia criminale e truffaldina fuori dalla norma, ma soprattutto un’innata capacità di combinare guai catastrofici, il Forgialadri aveva deciso di liberarsi in un modo o nell’altro del piccolo piantagrane. Padre Catena invece ne riconosce le potenzialità e lo inserisce nel suo gruppo di piccoli ladri, composto dai beffardi e buffoneschi gemelli Calo e Galdo Sanza e dal pingue e fortissimo Jean Tannen, normalmente gentile e bonario, ma che può trasformarsi in una micidiale macchina combattente se viene provocato sui propri sentimenti.

Sotto la cinica, saggia e disincantata guida di Padre Catena i quattro ragazzini maturano, crescono e divengono inseparabili: c’è reale affetto fra di loro, che divengono gli scanzonati e tutto sommato simpatici Bastardi Gentiluomini. Locke non è bello o affascinante, né forte o abile come spadaccino: ma ha il carisma del capo, è amato dai suoi compagni, e soprattutto ha una stupefacente capacità nel creare piani e truffe dalla micidiale efficienza. E come spesso succede agli eroi, possiede la Fortuna che risulta decisiva nei momenti topici delle vicende umane.

Tutto sembrerebbe comunque andar bene per la banda dei Bastardi Gentiluomini, ormai ricchissimi: non rubano quasi più per il desiderio di accumulare denaro, ma solo per il gusto di essere i migliori, i più audaci e sfacciati ed intoccabili. Naturalmente, né il Duca né il Capa Barsavi conoscono la vera identità della Spina di Camorr nè l’ammontare delle sue ricchezze, altrimenti per Lamora e i suoi amici sarebbe la fine (una fine particolarmente truculenta…) Senonché, il loro mondo apparentemente perfetto e soddisfacente viene sconvolto dall’iniziare di un conflitto fra il crudele Capa Barsavi e il misterioso e altrettanto spietato Re Grigio, che vuole soppiantarlo. Locke Lamora diviene suo malgrado la pedina nel gioco mortale fra i due contendenti. Poiché il fantomatico Re Grigio ha scoperto l’identità segreta della Spina di Camorr, e vuole usare questa preziosa e pericolosa informazione per ricattarlo, naturalmente: che succederebbe se il crudele e sadico Capa Barsavi venisse a scoprire che uno dei suoi Garristi è in realtà la famigerata Spina, che sta palesemente violando la Pace Segreta?

Non vado oltre nel rivelare la trama del romanzo, godibile fino all’ultima pagina, pieno di personaggi ben delineati e di una trama ottimamente congeniata, con qualche bel colpo di scena che non guasta mai. Scott Lynch riesce a costruire un mondo coerente e ben delineato, affascinante e pieno di dettagli, ispirandosi per certi versi al miglior Jack Vance. La città di Camorr e i suoi abitanti sono descritti con abbondanza di dettagli, dagli sport acquatici (sanguinari e bizzarri) alle ricette culinarie elaborate, dagli abiti ed i costumi alle divinità, dall’architettura in Vetrantico (materiale misterioso lasciato in eredità dagli Antichi abitanti di Camorr) alla Magia.

Se proprio si deve cercare un difetto nell’opera prima di Scott Lynch, esso sta nella prosa non facile ed a volte poco scorrevole (forse colpa della traduzione?), che costringe a ritornare di volta in volta sulle righe già lette. Anche i continui Flashback che Lynch inserisce in mezzo alla storia principale, per meglio spiegare il background dei protagonisti, rendono più complicata e meno scorrevole la lettura. Difetti comunque non fondamentali, che poco tolgono al valore globale dell’opera, che rimane godibilissima ed originale.

Lo consiglio vivamente a tutti i Master che desiderano sviluppare belle ambientazioni, città fantasy originali e personaggi Ladri non stereotipati.

Ne I Pirati dell’Oceano Rosso l’atmosfera che si respira è a metà fra la quadrilogia (quasi-pentalogia) Disneyana dei “Pirati dei Caraibi” e quella truffaldino-brillante di “Ocean’s Eleven”; ma ci sono piacevoli paralleli anche con le storie picaresche, fantasy e un po’ amare, delle avventure di Fahfrd e Gray Mouser di Fritz Lieber.

I motivi scatenanti per le avventure di Locke Lamora e del suo amico Jean Tannen sono sempre gli stessi: i due vogliono seguire i dettami del tredicesimo e segreto dio del loro Pantheon, Perelandro il Disonesto Tutore, che si concentra in due massime: prosperino i ladri e i ricchi ricordino . La spiegazione delle due massime è che il loro scopo non è solo arricchirsi, ma di farlo ai danni di coloro che essendo ricchi credono di essere anche intoccabili dagli sconvolgimenti della vita. Locke Lamora concentra le sue trame truffaldine solo ai danni di coloro che a causa della propria ricchezza sono troppo arroganti e crudeli, nella speranza di potersi un domani ritirare a vita privata con un bel gruzzoletto, ricordandosi però di non divenire simile a ciò che tanto avversa.

Scott Lynch crea una nuova serie di personaggi e città, da Tal Verrar a Porto Prodigo, che sembrano già pronte per essere usate in un set cinematografico (e non a caso la Warner Bros ha già opzionato le sue opere per trasporle in film); per tanti protagonisti usciti forzatamente di scena alla fine del primo libro, egli ne propone una nuova sfilza, accattivanti nel bene e nel male, che danno nuova linfa ed interesse alla storia.

In breve, la trama: i due Bastardi Galantuomini sopravvissuti alla guerra fra Capa Barsavi e il Re Grigio sono adesso alle prese con un complesso tentativo di rapina presso Peccapicco, una torre di Vetrantico nella città di Tal Verrar dove si gioca d’azzardo. Nelle segrete di questo “casinò” proprietà dell’astuto e spietato Requin, sono contenuti tesori incalcolabili, difesi da guardie e serrature a prova di ladro. Locke e Jean sono dietro a questo “colpo” da due anni, ma a causa della complessità del loro piano e dell’odio che provano per loro i Maghi di Karshain (che si erano fatti nemici nel primo libro) essi si troveranno loro malgrado al centro di un intrigo che coinvolge anche i governanti della città. Da una parte il potente Arconte Maxilan Stragos, eroe della guerra contro i pirati e comandante militare di Tal Verrar, dall’altra i Priori, consorzio di mercanti meno inclini alla vita marziale e più concentrati ovviamente al profitto.

Avvelenati dall’Arconte con una pozione alchemica di cui solo lui ha l’antidoto, Locke e Jean si troveranno costretti per sopravvivere a collaborare con lui: il suo piano è di fingere che i pirati siano nuovamente un pericolo per Tal Verrar, in modo da convincere i suoi concittadini a dargli maggior potere a scapito dei Priori. Una volta sconfitti i pirati, la sua gloria ed il suo trionfo sarebbero tali da dargli il potere assoluto e trasformare Tal Verrar in una dittatura militare.

Per far questo egli deve trasformare Locke Lamora in un capitano pirata in grado di minacciare le coste della città, cosa non semplice visto che sia lui che Jean Tannen sono solo degli abili ladri di terra ed il tempo a disposizione è scarso. Qui inizia la parte migliore del libro: in un mese i due ladri, con l’aiuto di un abile nostromo, si allenano all’arte della navigazione, acquisendo un’infarinatura di termini nautici sufficienti a non farli subito scoprire da una ciurma esperta. Tutto sembra andare per il verso giusto quando essi liberano dei prigionieri dalle carceri della città, rubano una nave e fuggono verso Porto Prodigo (rinomato covo di pirati), spacciandosi appunto per eroici salvatori. Le cose iniziano decisamente a peggiorare quando Locke scorda che per le leggi di Iono (il dio del mare) a bordo della sua nave ci devono essere donne e gatti (il contrario di quello che si crede normalmente); poi, proprio quando devono affrontare la loro prima tempesta, il loro esperto ma anziano nostromo muore d’infarto…

Inutile dire che per Locke e Jean non sarà sufficiente un mese d’addestramento per continuare a spacciarsi per eroici capitani pirati e lupi di mare.

Non dico altro per non rovinare la sorpresa della lettura: il secondo romanzo di Scott Lynch vale senz’altro la pena di essere letto e assaporato, ed il suo pregio è quello di non ripercorrere strade già collaudate, ma di provarne altre altrettanto valide. Se un difetto si può trovare è nell’eccessiva velocità con cui vengono risolti tutti i nodi della trama, contrapposta alla cura per il dettaglio con cui invece questa era stata preparata.

Forse questo è dovuto al fatto che il libro, sebbene autoconclusivo, abbia un finale apertissimo, preludio di un nuovo capitolo; avendo adesso la certezza di avere creato un personaggio ed un’ambientazione che funzionano Scott Lynch si è lasciato la possibilità di continuare la storia e di far tornare personaggi a cui sicuramente il lettore si affezionerà. Il piano di Lynch è comunque quello di scrivere almeno altri 6: The Republic of Thieves, (previsto per il 2008); The Thorn of Emberlain; The Ministry of Necessity; The Mage and the Master Spy; Inherit the Night.

Consiglio caldamente a tutti la lettura, soprattutto a chi ha già apprezzato “Gli Inganni di Locke Lamora”.

L’AUTORE

Scott Lynch (Saint Paul, 2 aprile 1978) è uno scrittore statunitense. conosciuto principalmente per la serie dei Bastardi Galantuomini. Abita con la moglie Jenny a Richmond, nel Wisconsin. Secondo quanto afferma nel suo sito, prima di diventare scrittore ha fatto numerosi altri lavori, tra cui lavapiatti, cameriere, web designer e giornalista freelance. Oltre ad essere scrittore, Scott Lynch è anche pompiere volontario in Minnesota e Wisconsin. Il suo primo romanzo, Gli inganni di Locke Lamora, è stato acquistato da Simon Spanton della Orion Books ad agosto del 2004 e pubblicato a giugno 2006 in Inghilterra e negli Stati Uniti. Dando inizio alla serie dei Bastardi Galantuomini una sequenza di (sette annunciati) romanzi ambientati nell’Impero di Therin, segue la vita del ladro Locke Lamora in un periodo di 15-20 anni. Lynch ha affermato che ci sarà anche un’altra serie, ambientata vent’anni dopo quella dei Bastardi Galantuomini con protagonisti dei nuovi personaggi, anche questa di sette libri.

Giovanni Luisi

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