Recensioni: “L’arte dell’inganno” (2016) di Francesco Nobile

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Scheda:

Titolo: L’arte dell’inganno

Autore: Francesco Nobile

Editore:  Astro Edizioni

Collana: Fantasy

Genere: fantasy

Data di pubblicazione: 2016

Pagine: 272

Prezzo: € 9,68 (Ibs.it)

Disponibile in eBook su Amazon a € 1,99

Sinossi: Il giovane mago Gabriel Dast ha una missione, ritrovare la maga Lia Rennall, sovrana del vicino stato di Terranova, e impedire la guerra. Al fianco di Gabriel ci saranno il cavaliere Alon Chane, dotato di capacità curative sovrannaturali, e il guerriero senza macchia Dimab Browne. Sulla loro strada incontreranno i Brumaghir, un feroce popolo guerrafondaio che custodisce una temibile arma segreta: ampolle esplosive in grado di frantumare la roccia. Tra duelli magici, imboscate, scontri in mare e terre esotiche, il gruppo andrà incontro al suo destino, non senza l’inaspettato aiuto di un paladino rinnegato.

Commento:

Potrei parlare agevolmente dei moltissimi punti di forza di questo libro, dal suo gettarti sin dalle prime pagine all’interno dell’azione, alla personalità ben definita di ciascun personaggio alle belle descrizioni che tuttavia non risultano mai eccessive da stancare il lettore, alle scene di combattimento molto ben articolate. Potrei parlare della scrittura che scorre liscia sotto gli occhi senza creare attriti narrativi durante la lettura e di come si resti invischiati nel prosieguo della vicenda fino al “momento di rottura” in cui la trama prende una svolta inaspettata. Gli argomenti per recensire positivamente questo libro quindi sono molteplici ma ce n’è uno, che non ho ancora citato, che regala a questo romanzo quel quid in più ed è su questo che mi voglio soffermare; si tratta della narrazione della figura delle protagoniste femminili, Lia, la maga che regge le sorti di quel regno e Molly una bambina orfana la cui storia è a memoria imperitura in ogni città del regno.

Inizialmente sembra ci si trovi di fronte ad uni degli abusati clichè della compagnia che deve salvare la donzelletta in grave ambascia detentrice della chiave di volta per ristabilire l’equilibrio nel regno, salvo scoprire, nel prosieguo della narrazione, la figura di una donna estremamente temibile nella sua forza, alla pari di un valoroso paladino di cui sarà degna compagna nel combattimento e con cui intreccerà un’intensa relazione, e nel fare questo, Nobile dipinge una donna che non perde mai la sua essenza di donna, la sua femminilità, anche nel vestire (perché sì, è vestita e anche bene), nel parlare o nel muoversi, e se l’autore indugia sulla bellezza del viso e delle forme lo fa sempre con una particolare sensibilità che non va mai a esasperare il personaggio creandone una caricatura di donna secondo un’ottica maschile, ma ne esalta le sfaccettature femminili senza velarle di debolezza e senza esasperarne la forza. Anche nel trattare la figura di Molly, l’autore ci presenta una bambina con le caratteristiche di una bambina e non di un bambino sotto mentite spoglie; la vediamo grande quanto un paladino nella sua acerba e ingenua femminilità da infante e persino materna nei confronti dei suoi compagni dell’orfanotrofio, proprietaria di quell’istinto innato di protezione e accudimento che la fa restare ad aspettare che anche il più piccolo dei bambini si fosse messo in salvo.

È questo quindi, il dettaglio e punto di forza che mi sento di sottolineare più di ogni altro in questo romanzo, e non perché gli altri siano da meno, ma perché nei romanzi fantasy  la figura dei personaggi femminili è troppo spesso il proverbiale “cascar dell’asino” di molte trame narrative e quindi il saperlo rendere compiutamente per quello che è, è un pregio singolare e di cui in pochi possono fregiarsi.

Lavinia Pinello

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*