Recensione: “Ultima Oasi” (2016) di Alfonso Zarbo

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di-Francesco-La-Manno

Copertina-Ultima-Oasi.jpgScheda:

Titolo: Ultima Oasi

Autore: Alfonso Zarbo

Editore: Gargoyle

Genere: fantasy

Pagine: 197

Data di pubblicazione: 2016

Prezzo: € 15,00

 

Trama: Il sole rischia di esplodere. Per la prima volta, nel mondo, è la luce a fare paura. Il caldo s’insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, distrugge i raccolti, prosciuga mari e oceani. Ultima Oasi, però, sopravvive. Ma il suo destino, e quello del mondo intero, è nelle mani di due ragazzi. Arkan è un sedicenne. Vive nel deserto. In esilio. Non ricorda nulla della sua infanzia da principe a Ultima Oasi, non ha nemmeno avuto il tempo di viverla. Il suo obiettivo è difendere i confini dell’ultimo impero dai predoni. Alla morte del suo tutore, parte per Ultima Oasi: intende chiedere rinforzi e provviste a suo padre. Ad accompagnarlo, un tuareg dal muso lungo, una schiava giunta dal nulla e una tigre che lo segue ovunque. Ma tutti e tre nascondono un segreto. Dhaki ha sempre avuto quello che gli agi e l’influenza del padre potevano offrirgli: erede legittimo di Ultima Oasi, soldato addestrato e, presto, capitano nelle forze elette dell’impero. Ma qualcosa va storto. Forze ignote e intrighi di potere lo spingono a dubitare, a indagare. Ciò che scopre cambierà drasticamente la sua vita e quella di chi gli è vicino. In un impero circondato dal vuoto, un assassino con un passato da principe e un principe con un passato da assassino dovranno affidarsi all’intuito e alla spada. Prima che sia troppo tardi, per tutti.

 

Commento:

Art byUltima Oasi è un romanzo di Alfonso Zarbo, pubblicato da Gargoyle nel 2016. Si tratta di un low fantasy che per stile e contenuti attinge a piene mani dai videogiochi di Assassin’s Creed e di Prince of Persia e dalla saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin e dalla Trilogia di Magdeburg di Alan Altieri.

La vicenda è ambientata in un luogo e in un tempo non meglio precisato che ricorda il Medio Oriente nel periodo storico medievale. Nella fattispecie, ci troviamo ad Iram at al-‘imad, la Città dalle Mille Colonne, dove la luce del sole è ottenebrata da misteriose ceneri di cui non si conosce l’origine. Lo sfarzo di pochi sontuosi palazzi, cupole e minareti si oppone a una miriade di catapecchie putride in cui il popolo vive in uno stato di indigenza.

La scelta di un setting arabeggiante è originale rispetto alla tendenza odierna e all’Autore bisogna riconoscere di aver compiuto un buon lavoro di documentazione in quanto ci vengono descritti con accortezza gli edifici, l’abbigliamento, le armi e le cibarie tipiche di quei luoghi. Inoltre è possibile visualizzare in maniera cristallina i territori desertici in cui si svolgono i fatti.

Avendo ancora riguardo del world building, il sistema politico che vige è il sultanato. Invero, Saddad, il sultano, è debole, malato e incapace di governare in autonomia. Pertanto il potere è suddiviso mediante un recondito patto tra lui, a cui è affidato il potere legislativo, Yasir, il profeta del Sole, il quale si occupa della sfera religiosa e Oltremare, il maestro della guerra, che ha autorità assoluta sull’esercito. Quest’ultimo è un folle sanguinario che non di rado fa scendere i soldati nei quartieri più poveri a compiere massacri e rapimenti tra i civili, al solo scopo di ridurre la sovrappopolazione della città; problema che assilla non poco i governanti.

Al riguardo, tale circostanza ha diversi punti in comune con gli eccidi, gli stupri e le torture che sono stati realizzati in Sud America dagli squadroni della morte.

La vicenda ci viene narrata in terza persona seguendo i punti di vista di due differenti personaggi: Dhaki e Arkan. Entrambi presentano un solido profilo psicologico che risulta accattivante e per nulla scontato.

Il primo è il giovane principe e figlio di Saddad, diretto successore al trono. Nondimeno è una persona umile e viene avviato alla carriera militare, iniziando proprio dai gradi più bassi dell’esercito. Il suo spirito è puro e quando si trova a compiere delle atrocità nei confronti della popolazione, si ribella ai suoi superiori, suscitando scalpore.

Il secondo, anch’egli giovane, è invece un assassino che cresce nel wadi a diretto contatto con l’aspro territorio desertico. La sua vita è a rischio in ogni momento ma al suo fianco vi sono Rashim, il suo mentore e Shakaria, una tigre ammaestrata che non lo lascia solo nemmeno un istante.

I due ragazzi, pur distanti per ceto sociale e ubicazione, si troveranno a condividere lo stesso destino, poiché dovranno affrontare i complotti orditi all’interno della città di Iram at al-‘imad, volti a destabilizzare l’ordine costituito.

Come avrete capito, il cuore del romanzo verte sugli intrighi politici tra coloro che puntano ad ottenere il controllo assoluto della città di Iram at al-‘imad. Innumerevoli sono i ribaltamenti di fronte in cui verrà condotto il lettore, attraverso la sagace narrazione dello Zarbo. Tuttavia, ciò non deve indurre il pensiero che non siano presenti i tipici stilemi dell’avventura, dato che potrete godervi numerosi combattimenti all’arma bianca e rocambolesche fughe attraverso i meandri della Città dalle Mille Colonne.

Il ruolo della magia, seguendo il filone low fantasy, viene limitato e si palesa solo nella parte finale del libro, chiarendo alcuni aspetti che sino a quel momento erano rimasti celati al lettore.

In conclusione vi dico che Ultima Oasi di Alfonso Zarbo è un buon romanzo che consiglio a tutti coloro che amano lo stile di George R. R. Martin e quello di Alan Altieri.

Francesco La Manno

2016-02-23 11.15.53Autore: Alfonso Zarbo vive a Lenno, sul Lago di Como. Ha cominciato a scrivere fantasy nel 2008 e non ha più smesso, trasformando questa passione nel suo lavoro. Ha scritto per «Fantasy Magazine» e curato collane e antologie per la piccola editoria. Sua la raccolta di racconti fantasy Schegge (Watson edizioni), illustrata da Paolo Barbieri. Ora gestisce i social network della collana Chrysalide ed è consulente sulla saga cult Il trono di spade per Mondadori. A questo affianca il lavoro come doppiatore.

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