La Prima Legge di Joe Abercrombie

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Negli ultimi tre anni (dieci, se si considera il mercato anglosassone), Joe Abercrombie si è ritagliato uno spazio nella letteratura Fantasy che prima era di David Gemmell, sebbene si discosti moltissimo dal concetto di Eroismo proprio del suo illustre predecessore.  Se fosse stato Italiano, avrei usato per i suoi libri il termine “Spaghetti-Western” (o in questo caso, “Spaghetti-Fantasy”) che renderebbe immediatamente comprensibile il suo inconfondibile stile, fatto di Anti-Eroi brutti, sporchi e cattivi in cui si può trovare facile immedesimazione, ma non ispirazione (almeno per me). Mentre Gemmell creava eroi imperfetti e magari inizialmente discutibili, come Waylander o Morningstar, che poi però miravano alla redenzione e al riscatto (quindi pur sempre eroi) i protagonisti delle storie di Abercrombie sono nella loro quasi totalità persone “normali”, piene di difetti, che compiono azioni eroiche in modo spesso incidentale e non certo per il bene altrui o per redimersi. Il tema della Vendetta è il motore centrale (come appunto, nella maggioranza degli spaghetti-Western, come per esempio in “Django”, ma anche in “Per Qualche Dollaro in più”) che spinge i protagonisti a combattere e lottare fino alle estreme conseguenze. Non ci sono (apparentemente) gli stereotipi dell’Heroic Fantasy classico: principesse da salvare, Regni da conquistare, grandi Avversari da annientare, Giovani Eroi che fanno un percorso di crescita. Mi correggo: in realtà ci sono, ma completamente stravolti e rovesciati, dato che Joe Abercrombie, britannico Lancasteriano (31 dicembre 1974), appartiene a quella nuova generazione di scrittori quarantenni che insieme a Brandon Sanderson stanno rinnovando il “genere” con storie e personaggi più moderni e tematiche più attuali, senza allo stesso tempo seguire le mode o imitare pedissequamente gli illustri predecessori.

Sebbene il primo titolo pubblicato in Italia sia THE HEROES (del 2011) parlerò della prima Trilogia di Abercrombie, pubblicata solo dopo il successo di vendite del precedente e in originale conosciuta come THE FIRST LAW (da noi in Italia propriamente tradotta in LA PRIMA LEGGE) che comprende The Blade Itself (2006- candidato al Campbell Award per il 2008) Il richiamo delle spade, Gargoyle, 2013; Before They Are Hanged, 2007, Non prima che siano impiccati, Gargoyle, 2013; Last Argument of Kings, 2008 L’ultima ragione dei re. Ultima ratio regum, Gargoyle, 2014. Curiosità: ognuno dei titoli dei libri è in realtà una citazione: “The Blade Itself” è tratto da Omero, che nell’Iliade scrive “La Spada stessa incita ad atti di Violenza”. “Non prima che siano impiccati” è una citazione dal poeta e scrittore tedesco Heinrich Heine (“Perdoneremo i nostri nemici, ma non prima che siano impiccati”). “Last Reason of Kings” o meglio la sua versione latina “Ultima Ratio Regum” era la frase incisa sui cannoni del Re Sole Luigi XIV.

IL RICHIAMO DELLE SPADE comincia “col botto”: il protagonista, Logen (detto Novedita o anche il Sanguinario) è un Barbaro un po’ celta un po’ vichingo un po’ Highlander. Nel suo gruppo di amici (in realtà sono tutti suoi ex-nemici che lui ha sconfitto in duello) spiccano l’eroico e leggendario Rudd Tretronchi, l’astuto e saggio Mastino, il fortissimo Tul Duru, il sinistro e scostante Dow il Nero e l’abile arciere Harding il Cupo. Il loro accampamento viene attaccato dagli Shanka, creature simili agli orchi, a cui lui e il suo gruppo di compagni d’avventure stavano dando la caccia. Logen affronta i nemici da solo, perché i suoi compagni sono in esplorazione:  ma Logen è un vero duro, di quelli che riescono a sopravvivere anche quando le probabilità sono tutte contro di lui. E’ “quasi” maledetto da una specie di bersekergang, che lo porta a sopravvivere e trionfare anche quando le possibilità sembrano tutte contro di lui, uccidendo senza pietà tutto ciò che gli capita a tiro (in questo Abercrombie cita a mio giudizio la natura tutt’altro che benigna propria di Elric di Melnibone). Logen perde le armi, ma è ampiamente capace di uccidere a mani nude (o come ama dire lui stesso, col coltello, dato che “i coltelli che ti porti appresso non sono mai abbastanza”): incassa colpi e ferite, ma soprattutto le infligge; riesce a fuggire a morte certa in modo rocambolesco, precipitando  da un burrone e finendo in un fiume, abbrancato ad un nemico. Logen viene creduto morto dai suoi amici, ma è un sopravvissuto, un po’ come Druss la Leggenda (di Gemmelliana memoria): ferito, infreddolito e affamato incrocia un giovane Apprendista mago di nome Quai, che ha ordine di condurlo dal suo Maestro, il leggendario Primo Mago, Bayaz. Quest’ultimo, semi-immortale apprendista del precedente Primo Mago Juvens, a sua volta fratello di Kanedias, il Sommo Creatore stesso, è apparentemente generoso e di buon cuore, sebbene burbero e arrogante. In realtà nasconde inquietanti segreti riguardanti il suo passato e la sua successione a Juvens: è come una versione oscura, machiavellica e calcolatrice di Merlino. Bayaz offre (o meglio obbliga) Logen a seguirlo in una missione epica, una “Quest” che li porterà ai Confini del Mondo conosciuto, alla ricerca di un’arma formidabile, la pietra demoniaca nota come “Il Seme” capace di annientare i Gurkish (ovvero i Turchi) che stanno minacciando l’Unione (ovvero l’Europa) di invasione e distruzione. Soprattutto l’arma sarebbe in grado di distruggere i Mangiatori di Morte, Maghi Cannibali al soldo di Khalul, principale ispiratore della politica aggressiva Gurkish, Arci-Nemesi di Bayaz e suo vecchio compagno di studi.

Per completare il gruppo Bayaz aggrega alla “Quest” altri due personaggi: la prima è Ferro Maljinn, ex-schiava dei Gurkish desiderosa di vendetta sui suoi antichi oppressori, arciera infallibile, cinica, sboccata e intollerante. L’altro è Jezal dan Luthar, un ufficiale e spadaccino dell’Unione: immaturo e egocentrico, ma aitante al punto giusto, viene scelto da Bayaz come “Eroe Simbolo” della spedizione (dato che sia Logen che Ferro sono bruttini, pieni di cicatrici deturpanti e dal carattere tutt’altro che accomodante) per completare i suoi ambiziosi e complessi piani di controllo sul mondo.

Mentre Bayaz, Logen, Quai, Ferro e Jezal partono per la loro “epica” missione, scorreranno parallele altre due storie: da una parte i compagni di Logen e il migliore amico di Jezal, Collem West, verranno coinvolti nella guerra fra l’Unione e il Regno del Nord, guidato dalla Nemesi di Logen, Re Bethod.

Dall’altra osserveremo la storia dell’altro grande personaggio creato da Abercrombie, Sand dan Glokta, un tempo grande eroe e spadaccino dell’Unione e adesso Inquisitore suo malgrado. Dico suo malgrado perché Glokta è stato a suo tempo catturato dai Gurkish durante l’eroica difesa di un ponte ed è stato torturato e menomato per anni, fino a tornare spezzato nel corpo ma soprattutto nello spirito.

L’Inquisizione dell’Unione è preposta a scoprire e punire la corruzione, e Glokta è uno dei migliori nel suo lavoro: onesto, sempre alla ricerca della verità, cinico ma dal cuore tutto sommato buono (sebbene torturatore) Glokta è l’unico vero “Eroe” dei libri di Abercrombie (Ricorda per certi versi il miglior Tyrion Lannister dei libri di George R.R. Martin).

Coinvolto suo malgrado nella guerra fra i Gurkish e l’Unione, Sand dan Glokta dovrà usare tutta la sua astuzia e le sue capacità tattico-strategiche per sopravvivere ad una missione giudicata impossibile e senza speranza, ovvero salvare la Città di Dagoska (che nel mondo Fantasy di Abercrombie è un po’ Costantinopoli) dall’Assedio di forze Gurkish soverchianti.

Non vado oltre nella descrizione della trama, perché al solito non voglio rovinare il piacere della lettura a chi si dovesse interessare. Ci sono molti altri personaggi che si inseriranno nella storia principale, e in questo Abercrombie sembra aver imparato bene la lezione che George Martin ha impartito a tutti gli scrittori Fantasy con “A Song of Ice and Fire”. I tre libri sono da leggere di seguito, tutti d’un fiato, in un crescendo di imprese e avventure che si risolveranno in modo tutt’altro che scontato nell’ultimo volume della Trilogia.

Per quello che mi riguarda, finiti i primi tre, mi sono letteralmente precipitato a comprare gli altri titoli disponibili. Questo perché, nonostante ci siano delle ovvie differenze (soprattutto nel carattere tutt’altro che eroico ed edificante dei personaggi)  Joe Abercrombie ha secondo me raccolto il testimone del compianto David Gemmell, prematuramente scomparso, creando un mondo e delle storie che per stile e tematiche ricordano quelle dei Drenai.

Giovanni Luisi

 

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