Intervista a Gonzalo Mayo

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Paolo MottaPablo Marcos & Gonzalo MayoGonzalo Mayo è, insieme a Boris Valejo e a Pablo Marcos, uno dei tre artisti fantastici peruviani meglio conosciuti internazionalmente. I suoi esordi sono negli anni ’70 disegnando il fumetto messicano Fantomas – La Amenaza Elegante (Fantomas – La Minaccia Elegante), creato da Guillermo Mendizabal e Ruben Lara. In origine l’ispirazione erano in parte i “neri” italiani come Diabolik e Kriminal e in parte i film francesi di Fantomas interpretati da Jean Marais e Louis de Founés. Non appena le trame del genere “gaurdie e ladri” cominciarono a diventare ripetitive, il personaggio virò verso temi come fanta-archeologia, fantascienza e orrore. Mayo contribuì con un disegno quasi liberty influenzato da Esteban Maroto. Il successo fu tale che la casa editrice lanciò nuove testate dedicate a Arsenio Lupin e Sherlock, sempre con sconfinamenti nel fantastico.

Il passo successivo di Mayo è stato in Nord America, disegnando Vampirella per la casa editrice Warren. Il personaggio della vampira venuta dal pianeta Drakulon e che usa un siero sintetico in sostituzione del sangue, si poteva considerare un pastiche di gotico, fantascienza e tematiche lovecraftiane. Vampirella era già molto popolare ed era passata attraverso le mani di vari disegnatori: il character design si doveva a Frank Frazetta, i primi numeri erano stati disegnati invece da Tom Sutton, al quale era succeduto lo spagnolo José “Pepe” Gonzalez. Mayo, con il suo stile inconfondibile, debitore dei maestri argentini e spagnoli, segnerà tutta la seconda metà della serie, fino alla chiusura avvenuta negli anni ’80.

Ormai entrato stabilmente nel comicdom statunitense, il disegnatore peruviano inizierà una collaborazione con major come la Marvel e la DC Comics. In questo periodo si dedicherà spesso al genere fantasy, realizzando storie di Conan, Red Sonja, Prince Valiant, Epic Illustrated e persino un Merlino che da noi arriverà tramite le riviste della Eura Editoriale. Il suo tratto è raffinato, i suoi personaggi, tanto maschili che femminili, hanno charme e sex appeal, ma non mancano mai di una certa forza. Bravissimo è poi nel disegnare creature immaginarie. In particolare i suoi draghi sono tra i più belli che mi sia capitato di vedere in un fumetto.

Abbiamo chiesto cortesemente al maestro di concederci una chiacchierata via mail, dove ripercorre sinteticamente le varie tappe della sua carriera.

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PAOLO MOTTA: Come e quando hai iniziato a disegnare fumetti?

GONZALO MAYO: Io sono nato artista, mio caro Paolo. Ho imparato a disegnare prima che a leggere e scrivere. Ho provato a disegnare il mio primo fumetto infantile all’età di sette anni, ispirandomi ai film di Tarzan l’uomo scimmia e al serial cinematografico di Flash Gordon. Nella mia giovinezza ero solito disegnare in forma di fumetto i film che mi appassionavano di più, come La Valle dell’Eden, Il Più Grande Spettacolo del Mondo, Gioventù Bruciata, ecc.

PAOLO MOTTA: Come ricordi invece la tua esperienza in Messico disegnando Fantomas – La Amenaza Elegante e gli altri albi della Editorial Novaro?

GONZALO MAYO: Ricordo la mia permanenza in Messico con grande affetto e gratitudine. Ho cominciato la mia carriera di disegnatore di fumetti proprio con l’Editorial Novaro. Modestia a parte, con Fantomas ho imposto un nuovo stile di disegno in Messico e sono stato imitato da tanti altri artisti.

fantomas

PAOLO MOTTA: Com’era il fumetto latino-americano negli anni ’70?

GONZALO MAYO: Nei ’70 Argentina e Messico dominavano il mercato degli albi a fumetto in America Latina. L’Argentina aveva i migliori artisti, come José Luis Salinas, Alberto Breccia, l’italiano Hugo Pratt, Solano Lopez, Quino, ecc. Il Messico era il mercato più grande. Gli albi messicani vendevano milioni di copie.

PAOLO MOTTA: Come sei arrivato invece negli Stati Uniti?

GONZALO MAYO: Nel 1973, motivato dal successo che avevo avuto in Messico, decisi di bussare alla porta della Warren Publishing Company. Offrii loro una storia di otto pagine, scritta e disegnata da me, intitolata L’Agonia. Mi accolsero a braccia aperte. La mia storia fu riscritta da Budd Lewis e fu pubblicata sulla rivista Creepy (Zio Tibia) con il titolo L’Altro Lato dell’Inferno.

GONZALO MAYO art - Vampirella

PAOLO MOTTA: Alla Warren hai poi preso il posto di Pepe Gonzalez come disegnatore di Vampirella. Che differenze c’erano tra la Vampirella di Gonzalez e la tua?

GONZALO MAYO: Riguardo a Pepe Gonzalez posso dirti che tutto ciò che è Vampirella deriva da lui. L’ha resa il personaggio più affascinante e popolare dei comic book americani. I critici dicono che il mio stile è simile a quello di Gonzalez, le stesse linee fini ed eleganti, con la differenza che la mia Vampirella è più sensuale e ardita… o almeno così dicono loro.

GONZALO_MAYO_REDSONJA_SMALLPAOLO MOTTA: Essendo il nostro sito dedicato al sword & sorcery, non possiamo non chiederti del tuo rapporto con Conan e Red Sonja.

GONZALO MAYO: Io sono un appassionato di sword & sorcery e Conan è il mio personaggio favorito. Conservo gelosamente tutto quello che ha a che fare con lui. Dopo Vampirella, poi, Red Sonja è la mia eroina preferita. Ogni qual volta ho occasione di disegnarla, lo faccio sempre con sublime passione.

PAOLO MOTTA: Parliamo delle storie di cui sei tu autore completo. Cosa puoi dirci di Nagrul e Dragonstar?

GONZALO MAYO: Nagrul è stato scritto e disegnato da me personalmente per Epic Illustrated della Marvel. La storia era ispirata ad una poesia di Jorge Luis Borges sulla conquista dell’Inghilterra, Hengeist vuole uomini. Dragonstar è invece un progetto che ho aggiunto al mio portfolio tempo fa. Non ho osato proporlo ad un editore per mancanza di tempo e di opportunità.

PAOLO MOTTA: E quali sono invece i tuoi progetti per i futuro?

GONZALO MAYO: Ne ho parecchio. Per ora sto finendo di raccogliere la documentazione necessaria per un libro sul mio lavoro. Al momento ho la cosa più importane: un editore. Dall’altro lato tu che sei giovane, sai che oggi il pennello dell’artista è Photoshop e io mi sto esercitando tenacemente con questo programma per arricchire il mio lavoro e presentarlo in futuro in maniera più adeguata agli editori.

Paolo Motta

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