Clark Ashton Smith: Visionario dell’incubo con la sensibilità di un poeta

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clark-ashton-smithOggi lo scrittore americano, nato nel 1893 a Long Valley in California, è ricordato per i suoi racconti dell’orrore ma la sua carriera letteraria, in realtà, incomincia nell’ambito della poesia. Le sue traduzioni di Baudelaire sono considerate ancora oggi fra le più efficaci. Fra il 1918 e il 1922 pubblicò due celebri raccolte di poesie : “The Star Treader and other poems” e “Ebony and Crystal”, quest’ultima raccolta dedicata all’amico poeta Samuel Loveman.

In questo periodo frequentò Gorge Sterling e forse conobbe Ambrose Bierce. La qualità della sua poesia lo avrebbe collocato senz’altro nel novero dei poeti minori americani del periodo. C.A.Smith riusciva infatti a raggiungere il “sublime” in versi, al di là delle tematiche macabre e fantastiche trattate, attraverso l’uso di un vocabolario fra i più variegati e ricchi che si ricordino. L’estrazione culturale poetica di C.A.Smith si può riscontrare anche nella prosa, a volte fin troppo barocca e ridondante, che caratterizza la maggior parte dei suoi racconti.

Non è poi trascurabile anche la sua attività di scultore con cui raffigurava le malefiche divinità “evocate” nei suoi scritti.

Nel 1922 fu determinante la conoscenza con H.P.Lovecraft. Lo scambio epistolare fra i due scrittori si rivelò fondamentale. C.A.Smith. venne infatti incoraggiato a scrivere racconti per riviste “popolari”. Fra il 1928 e il 1935 apparvero su “Weird Tales” i suoi leggendari racconti. La fervida immaginazione dello scrittore californiano non aveva limiti : nacquero in questo modo gli indimenticabili cicli di racconti ambientati nei continenti immaginari di “Hyperborea” e “Zothique”.

image_bookIn particolare il ciclo di “Zothique”, ambientato in un futuro remotissimo in cui il sole si è oscurato e sono rinate le antiche arti della negromanzia, è considerato il suo capolavoro. I racconti di questo ciclo costituiscono forse l’essenza della sua scrittura lussureggiante influenzata da Baudelaire e Verlaine: una prosa caratterizzata dall’uso di vocaboli ricercati che creano un’atmosfera di estetizzante decadentismo come nello splendido racconto “L’Impero dei Negromanti”.

È da sottolineare come, nonostante parte della sua produzione abbia delle affinità con la fantascienza, la “filosofia” e l’estetica di C.A.Smith sia “cosmica” ed anti-antropocentrica, e si pone quindi agli antipodi nei confronti della nascente Science Fiction americana del periodo incarnata dei vari Edmond Hamilton e E.E,Doc Smith. Quando C.A. Smith scrisse delle storie più “canonicamente” fantascientifiche, sulla falsariga di H.G.Wells, lo fece per motivi commerciali e sotto pressione editoriale.

averoigneUn altro affascinante ciclo di racconti è ambientato nella Medioevale “Averoigne”, antica regione francese dominata da oscure leggende e magie. Si tratta in ogni caso di racconti non privi di un certo fascino gotico e grottesco. Durante il suo periodo artisticamente più fecondo è da ricordare almeno “La città della fiamma che canta”, considerato un capolavoro da molto scrittori di fantascienza come Harlan Ellison e Ray Bradbury. Questo racconto prende spunto da un’escursione “reale” che lo scrittore ebbe nella regione di Crater Ridge e si avvale di un’atmosfera cosmica memorabile.

Sfortunatamente, alla fine degli anni ’30, con la morte degli amici scrittori H.P.Lovecraft e R.E.Howard, e con il declino della rivista Weird Tales che avrebbe chiuso nel 1954, la creatività dello scrittore californiano si spense progressivamente. Fu la mai troppo elogiata Arkham House di August Derleth e Donald Wandrei a preservare la sua opera e a pubblicare, nel 1942, “Out of Space and Time”, la sua prima raccolta rilegata di racconti.

L’influenza esercitata da Clark Ashton Smith sull’evoluzione della narrativa fantastica è notevole : la sua immaginazione extra-cosmica ha avuto un’influenza determinante su scrittori del calibro di Jack Vance, Ray Bradbury, Tanith Lee e molti altri. Sfortunatamente la sua opera sembra oggi oscurata e sepolta assieme a quella di molta narrativa soprannaturale “outré” che non va più di moda. È tempo quindi di riscoprire e riportare alla luce questo “filone” rimosso della letteratura fantastica e di far rifulgere ancora una volta queste fantasmagoriche “visioni”.

Cesare Buttaboni

Bibliografia italiana essenziale

  • Zothique (Nord – 1977 – 1992))
  • Genius Loci e altri racconti (Meb -1978)
  • Mondi perduti (Meb – 1979)
  • Gli orrori di Yondo e altri racconti (Meb -1979)
  • Al di là del tempo e dello spazio (Meb – 1979)
  • Il destino di Antarion (Fanucci – 1986)
  • Le metamorfosi della Terra (Fanucci -1987)
  • Averoigne (Fanucci – 1988)
  • Hyperborea (Fanucci -1989)
  • Xiccarph (Fanucci – 1989)
  • Malneant (Fanucci -1990)
  • Ombre dal cosmo (Yorick Fantasy Magazine – 1999)
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