Alla locanda di Mastro Angelo: Intervista ad Alfonso Zarbo

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Alla locanda di Mastro Angelocopertina-ScheggeEppure ieri notte, quando ho chiuso la locanda era tutto a posto.

Perché ora ci sono metri di sabbia a nascondere il bellissimo pavimento di legno ma, soprattutto, perché c’è un buco al centro della stanza che sembra l’ingresso ai gironi dell’inferno?

Proprio oggi che volevo preparare la locanda per accogliere un amico.

In realtà lui è già qua. Nemmeno mi chiedo da dove sia entrato. Ormai alla Locanda non bisogna più stupirsi.

È seduto a un tavolo proprio sull’orlo del baratro. La sabbia non sembra infastidirlo, nemmeno il vento che crea un alone oscuro sopra di lui.

L’importante è che non riempia i bicchieri di sabbia.

Nemmeno glielo chiedo cosa vuole, visto che ha “sistemato” l’arredamento a suo piacere, ora dovrà bere quello che piace a me.

Vi stupite se vi dico che si tratta di birra?

I boccali sono degni dell’Oktoberfest e non so per lui, ma ho la sensazione che per me uno non basterà.

MASTRO ANGELO «Alfonso Zarbo» Pausa enfatica «Potevi essere meno teatrale». Poi mi rammento che tra le tante attività di questo poliedrico artista c’è anche il doppiaggio: ha il cinema nel sangue, e non solo quello «Te lo concedo, ma solo perché mi è piaciuto leggere Ultima Oasi».

ALFONSO ZARBO «Carissimo! Finalmente nella tua taverna». Alfonso si spolvera un pastrano tutto consumato, ormai più grigio che nero, prima di abbracciarmi. Chissà da dove arriva. «Chiedo scusa per la sabbia. Non lo faccio apposta, giuro. Mi insegue ovunque».

MASTRO ANGELO «Dopo il tuo ultimo libro un lungo periodo di meditazione, di scelte di vita, di esperienze nuove e poi all’improvviso Schegge e soprattutto Ultima Oasi».

ALFONSO ZARBO «È vero: ne sono cambiate di cose. Parecchie». Mi sembra di scorgere una leggera smorfia, sul volto di Alfonso. Poi, all’improvviso, un sorriso. «Tu lo chiami periodo di meditazione, ma io non sono stato fermo un attimo! Mondadori, la recitazione, il doppiaggio. Mille battaglie su mille fronti, amico. Sono sempre io. Solo un po’ più indaffarato, stanco anche. E più determinato.»

MASTRO ANGELO «So che come autori non sempre abbiamo la possibilità di dire la nostra sulle copertine. Non che non mi piaccia, la bravura dell’artista è evidente, ma questa mi ricorda molto quelle di una vecchia serie salgariana (le avevo tutte) e temo che non renda onore al libro». Non accolgo mai i miei ospiti con delle critiche, ma dato che non avrò altro a cui attaccarmi, voglio cercare di metterlo a disagio. Almeno provarci.

Alfonso sbuffa, spalanca le braccia e… le fa ricadere. Malgrado tutto, sembra divertito.

ALFONSO ZARBO «Non ti si può nascondere nulla, vero? Non dico che non mi piaccia: è d’impatto, strizza l’occhiolino ai lettori giusti; piace pure ai nostalgici! Comunque ne sono state realizzate più versioni e, da testardo quale sono sempre stato, non mi sono ancora arreso. Vedremo».

Il mio boccale è già vuoto, ma Alfonso non si sta tirando indietro. L’aria è secca, il caldo è opprimente. Il sole è eterno e non c’è magia che possa attenuare il suo impeto.

MASTRO ANGELO «L’ambientazione post apocalittica, appena accennata, è però delicatamente sussurrata. Eppure il mondo non mostra segni di essere avanzato, tutt’altro. Una regressione fantastica, in un’ambientazione inusuale. Si salvano solo loro? I popoli del deserto?».

ALFONSO ZARBO «Oh, non temere. Ultima Oasi è stata il rifugio di tanti, se non di tutti, prima che il sultano ordinasse di tenere a bada i confini dagli stranieri. Ora è sovraffollata, chiassosa. Ma che vuoi farci? D’altra parte siamo nel bel mezzo dell’Apocalisse, con questa “luce abbagliante più potente e spietata di qualsiasi nemico”. Per ora, comunque, l’impero è al sicuro. Tutto merito del vento nero». Alfonso solleva la testa per un secondo. Una folata di cenere gli vortica intorno; sfiora pure me. Poi torna al suo posto in mezzo alle altre.

MASTRO ANGELO «Uhm. Entriamo nel libro» con la coda dell’occhio osservo il ciglio del baratro dannatamente vicino. E non ho usato il termine “dannatamente” a caso. «Pesco tre parole a caso: Potere, Magia, Alchimia…».

ALFONSO ZARBO «Potere e ambizione portano guai, si sa. Qui, a Ultima Oasi, ovunque. Senza eccezioni. Diciamocelo: i maghi hanno combinato un bel casino in quel mondo. Quando il sole ha manifestato i primi, pericolosi segnali di declino, quando ha smesso di sorgere e di tramontare e il cielo si è trasformato in una bianca distesa accecante, è ai maghi che il sultano di Iram at al-‘imad – l’Atlantide del deserto; la città della Mille Colonne (mai giocato a Uncharted?) – si è rivolto. Confidava trovassero un modo per salvare il suo impero, già duramente messo alla prova dalle Crociate. E loro ci sono riusciti, all’inizio: prosciugando, consumando, arrivando a distruggere, finché le risorse naturali non sono venute meno e la sabbia intorno a Ultima Oasi è diventata nera mista a cenere. I maghi stavano solo accelerando la fine di Ultima Oasi. Poi sono comparsi loro, con una diversa concezione di magia e di potere…».

Copertina Ultima OasiMASTRO ANGELO «Mi sembra evidente che L’Ultima Oasi sia l’inizio di un progetto. Già questo è sinonimo che la rinata Gargoyle abbia intenzioni serie. Ma oltre a questo, penso che si possa essere orgogliosi di essere l’artista che è stato scelto per inaugurare la nuova vita editoriale di un marchio così prestigioso».

ALFONSO ZARBO «Non ti nascondo che per Ultima Oasi puntavo molto alto. Alle spalle, un lavoro di ricerca e sperimentazione durato più di due anni, un editor che di Apocalissi ne ha spalancate parecchie (parlo dell’immenso Sergio “Alan D.” Altieri), tanti sogni, progetti, occasioni mancate: il romanzo era destinato ai lettori digitali di Feltrinelli Zoom – progetto andato in fumo: troppo poco thriller. È passato per le mani di Piemme, di Newton Compton, di Giunti… Infine ha trovato casa con Gargoyle Books, marchio che ho sempre adorato. Essere stato scelto è un traguardo. La nuova squadra, poi, ha le migliori intenzioni. Spero le venga data fiducia.»

MASTRO ANGELO «Sai che sono un cultore della caratterizzazione dei personaggi, e devo dire che Dhaki e Arkan mi hanno colpito. Fratelli così diversi, quasi a completarsi l’uno con l’altro, ma ancora sconosciuti l’uno all’altro».

ALFONSO ZARBO «Dhaki e Arkan sono due lati opposti del mio carattere. Dhaki è più introverso, uno che pianifica molto e cerca sempre il modo di non abbandonarsi allo sconforto, anche quando costretto a subire il colpo. Arkan è la faccia tosta del libro! Impulsivo, grintoso. Non riesce a stare fermo, e alla noia o ai demoni che affollano i suoi pensieri preferisce di gran lunga agire».

MASTRO ANGELO «Il racconto è un crescendo. Per gli amanti del ferro e del braccio che lo impugna, questo libro sarà un piacere, ma non solo per loro. La filosofia zarbiana» gongolo nel pensare di avere inventato un nuovo termine «non è solo forza e impeto. C’è una frase che mi sono appuntato e che ritengo la più bella definizione di Ambizione che abbia mai letto: “divorato dalle anime da lui stesso evocate”».

ALFONSO ZARBO «Caspita! Onorato che ti sia addentrato tanto nel mio modo di scrivere. Dico sul serio, grazie! L’ambizione, dicevo poco fa, porta guai. È una lama a doppio taglio, e io – non lo nascondo – sì: sono un tipo ambizioso. Potrai immaginare, di conseguenza, quante volte abbia provato sulla mia pelle questa lama, sia nel percorso come autore che in quello di doppiatore. Forza e impeto, dunque. Sicuramente. Ma, sotto, anche tanta voglia di riscattarmi. Sono contento che tutto questo trapeli da quello che scrivo».

MASTRO ANGELO «Si è quasi persa la tradizione di inserire delle immagini all’interno delle pubblicazioni, anche se sembra che sia una tendenza in ripresa. Hai scelto tu di dare un volto ai personaggi?».

ALFONSO ZARBO «Merito di Gargoyle, ma dopo che ho proposto di inserire l’incipit del romanzo a fumetti. Adoro quando i miei personaggi prendono vita attraverso la passione di altri artisti (forse anche perché, potendo tornare indietro, non mi sarebbe dispiaciuto diventare illustratore). In questo, Michaela Menicacci e Valentina Berger hanno colto pienamente l’anima del romanzo e dei suoi personaggi. Lavoro eccelso, permettimi di dirlo».

MASTRO ANGELO La compagnia è talmente piacevole che mi sono limitato al primo boccale, ma siamo prossimi all’orario di apertura e sinceramente questo caldo mi fa ardere la gola. Mi sposto dietro al bancone e mi spillo un’altra birra. Alfonso non dà cenno di volerne ancora. Sorrido. Non avevo alcuna intenzione di offrirgliene un’altra. Ho altri progetti per lui. «Prima che ti sveli cosa ho in mente per te, quando potremo visitare nuovamente Ultima Oasi?».

Lui si alza. Controlla che il pugnale – antico, foggia occidentale – sotto il pastrano sia dove lo aveva lasciato. Il vento sibila. Chissà perché, Alfonso ha il tipico sogghigno di chi ha qualcosa che bolle in pentola.

ALFONSO ZARBO «Presto, spero. Nella testa c’è già gran parte della prossima avventura, ma ho lasciato i miei taccuini oltre il baratro, nel campo degli assassini. Dhaki e Arkan mi aspettano là. Siamo rimasti in pochi, sai? Se vuoi c’è posto. Ma che… ?».

Alfonso mi guarda con occhi sgranati. In effetti non sta osservando me, ma le pale che stringo nelle mani. Gliene porgo una

MASTRO ANGELO «C’è quel buco da riempire e tutta questa sabbia deve sparire prima dell’apertura. Saluta i tuoi lettori e comincia a spalare».

ALFONSO ZARBO «Volentieri! Ma prima offrimi un’ultima birra».

Angelo Berti

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