Alla locanda di Mastro Angelo: Intervista a Donato Altomare

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Alla locanda di Mastro AngeloDonato AltomareLo sapete che la Locanda non è un ambiente statico. Ha una capacità propria di cambiare, di rendere i propri ambienti adatti e accoglienti per l’ospite di turno.

In questo caso la locanda è un insieme eterogeneo di mondi e culture. Mondi Alieni. Mondi fantastici.

L’atmosfera è frizzante, e non per effetto delle bollicine della solita birra: la colpa è tutta dell’ospite.

La sua bibliografia è lunga quanto un libro. E tutta di qualità.

La sua bacheca rifulge di tutti i più importanti premi che la letteratura fantastica concede ai suoi rappresentanti italiani e io devo farmi un’altra birra prima di raggiungere la lucidità necessaria per affrontarlo.

Non chiamatelo Scrittore, lui ama definirsi un Narratore.

MASTRO ANGELO «Sei tu Altomare, il Sognatore, detto Donato?»

DONATO ALTOMARE Sì, sono io. Ma dobbiamo capirci sul concetto di ‘sogno’. Nulla a che fare col dormire. Il mio sognare è concreto, positivo, è la base per costruire il futuro, è ciò che ti spinge ad andare avanti e a scordare le ferite più o meno gravi. E il sogno più bello è quello di creare. Creare mondi nei quali vorresti vivere – non sempre però – creare mondi raddrizzati, concretizzare l’immaginazione. Io sogno di diventare immortale semplicemente facendo in modo che mi si possa ritrovare tra le mie opere anche tra mille anni. Senza indulgere in blasfemi paragoni, quando passeremo, come suol dirsi, a migliore morte, scopriremo che Dio è uno scrittore, pardon narratore, del Fantastico e nelle sue storie scolpisce mondi, più o meno riusciti, tramite i quali perpetua la Sua immortalità. Chi parlerebbe di Dio se Lui – maiuscolo per rispetto verso un collega dalla veneranda età – non avesse scritto ‘La Terra’? Lui esisterà sino a quando esisterà la Sua opera. Scomparsa la Terra scomparirà Dio, a meno che non si affretti a scrivere un’altra Storia, un’altra Umanità.

Non potevo esordire in un modo più idiota. Emozione? Certamente, come si può non essere emozionati quando sei seduto al tavolo (anche se virtuale) con uno dei più importanti e prolifici autori di Fantastico Italiano?

Già Fantastico, non Fantascienza o Fantasy, non Scrittore, ma Narratore.

Donato Altomare ci tiene alle definizioni.

Su, mettiti a tuo agio, in genere mangio due intervistatori a colazione ogni giorno, ma non corri rischi, ho già fatto colazione oggi.

Fantastico. E basta. Il Fantastico è quel calderone onnicomprensivo che nel quale ribollono i cosiddetti ‘generi’ (aborro questo termine, per cui non lo ripeterò perché ho lo stomaco delicato). Ogni tanto qualcuno risale a galla, poi torna giù lasciando il posto in superficie ad altro ‘fratello’.

Sarò inciampato un migliaio di volte in qualcuno che, dopo aver letto Il Signore degli Anelli mi dice che gli è piaciuto quell’opera di fantascienza, oppure chi la confonde con l’ufologia, l’associa alla ricerca dell’Alieno o ai più classici omini verdi o chi parla di fantasy per Alien. Sono certo che la confusione abbia remato contro chi voleva che il Fantastico non fosse classificato come letteratura di serie B, roba da bambini. Per me la narrativa – qualsiasi essa sia – si divide in due categorie: la buona e la cattiva. Basta.

Vorrei provare a sorprenderlo anche se non sono molto convinto di riuscirci.

MASTRO ANGELO «Omne Ignotum pro Magnifico»

d-altomare-m-resnick-omne-ignotum-pro-magnificoDONATO ALTOMARE A sorprendersi fu Luigi Petruzzelli quando glielo proposi. Lui ormai ci ha fatto il callo, ma allora pensò che dessi di matto. Quando si riprese mi sfidò: “Se riesci a trovare qualcuno in grado di tradurre i racconti…”. Se??? A me? Non consideratemi presuntuoso, ma se tu lanci un’idea, poi devi essere in grado di concretizzarla, o sei soltanto un cantafavole. “Come ingegnere (per i pochi miliardi di persone che ancora non lo sanno, sono ingegnere civile n.d..r.), diceva mio padre, devi saper fare il lavoro del muratore, altrimenti non potrai dare disposizioni”. E mentre frequentavo l’università lavoravo in cantiere. E scrivevo. E sognavo. Così ho trovato chi ha tradotto dall’italiano al latino (prova a chiederlo in giro, nessuno vuole – sa? – farlo). Ho fatto tradurre i miei racconti e l’incredulo Luigi me li ha pubblicati. E’ uno dei miei libri più venduti. Altre idee folli? L’antologia Rosa Sangue, il fantastico di sole autrici a tema femminicidio. Sapessi quanti hanno scosso il capo quando ho deciso di curarla con Loredana, mia moglie. Ancora? Lo stesso mio romanzo pubblicato da più case editrici in contemporanea. Follia? Non credo. E ancora… ma meglio che altro non si sappia in giro.

Primo romanzo mondiale di fantascienza scritto in latino. Un primato che resterà per sempre suo.

Ma se volete sapere qualcosa sui lavori di Donato, vi basta passare alcune ore su Internet e ne uscirete soddisfatti, oltre che, ovviamente, leggere i suoi libri. Quindi parliamo di altro.

MASTRO ANGELO «Sei un ingegnere civile. Un titolo di studio importante. Il titolo di studio di un uomo che dovrebbe vivere pragmaticamente con i piedi per terra».

DONATO ALTOMARE Sì, i piedi per terra, la testa più vicina al cielo. Me la cavicchiavo in matematica, fisica, geometria, disegno tecnico – ma anche filosofia, storia, scienze -. Cosa avrei dovuto fare? Non sono capace di insegnare – è un durissimo mestiere, quello di insegnare -, il sangue mi fa svenire e non amo molto gli avvocati. Ai miei tempi chi voleva emergere doveva scegliere tra ingegneria, medicina e legge. Eravamo un po’, come dire… fuorviati dall’ortodossia sociale, mentre c’erano fior fiori di facoltà poco seguite. In compenso ai temi di italiano prendevo massimo 5 – al 3° liceo, tutti 8 e 9, c’era il professore di italiano che mi voleva rimandare… -. Quella è diventata la sfida. La cosa buffa è che non riesco a scrivere se non lavoro. Non parlarmi di ‘valvola di sfogo’, no, è come… come lo Yin Yang. Due gocce contorte che insieme formano un cerchio perfetto. Se non lavoro non scrivo, se non scrivo non lavoro. Dico spesso di essere un narratore costretto a fare l’ingegnere per vivere. Sai bene che per noi è impossibile sbarcare il lunario scrivendo.

MASTRO ANGELO «Come ho detto, la tua bibliografia è impressionante, per quantità e varietà. Proprio per questo mi viene una domanda. C’è un libro che non sei ancora riuscito a scrivere. Un libro che non vuole uscire da te?».

DONATO ALTOMARE La difficoltà maggiore è adeguare lo stile e il linguaggio a quello che scrivi. Puoi ben capire che la fantascienza ha connotazioni diverse dall’heroic fantasy o dall’horror. Ma ho dovuto fare di difficoltà virtù, in quanto mi piace scrivere quello che mi viene in mente e la mia mente è disordinata e maleducata letterariamente. Non seguo schemi, a volte scrivo racconti perché mi piace un titolo, altre volte ho tutta la storia in testa o soltanto la sua fine ma non so come iniziarla, molte volte modifico tutto in cammino. Per fortuna ho Loredana. Lei è l’unica al mondo ad aver letto tutta la mia produzione – neanch’io l’ho fatto – e mi imbriglia quando ci vuole. Ad esempio una volta mi ha fatto notare che verso la fine di un romanzo ho utilizzato un personaggio che all’inizio ho fatto morire oppure che ho usato frasi troppo spinte per un romanzo per ragazzi.

Un consiglio agli aspiranti autori: cercatevi una moglie editing.

Un consiglio alle aspiranti mogli di scrittori: fate un corso approfondito di editing.

Se vogliamo associare la mia produzione a un’immagine, si pensi a un cinema in fiamme con gli spettatori che vogliono uscire dalla stretta porta tutt’insieme strattonandosi e a volte bloccandosi. Ho racconti che non aspettano altro che essere scritti in questa mia mente in fiamme, porto avanti cinque o sei romanzi contemporaneamente – in verità mi annoio a scrivere e devo cambiare ge… opps, diciamo argomento, mentre altre idee si affollano spingendo contro gli stipiti della porta per farsi largo. Se in questo momento mi dovessi chiedere un racconto inedito, ci metterei un paio di giorno a scriverlo – poi un mese per renderlo leggibile -. Eppure la tua domanda coglie nel segno. C’è una storia che vorrei scrivere, ormai sono anni che ci penso, ma è troppo ‘mia’ perché un giorno possa essere letta. E’ una storia d’amore e di sofferenza. E non lambiccarti il cervello, sarebbe molto differente dall’ovvio.

MugCi vuole un’altra birra. Anzi due. Se Donato non mi fa compagnia mi offendo.

Il locale è pieno e al banco c’è la fila. In effetti manca l’Oste. Ma al momento ho qualcosa di più importante da fare. Vedono l’ospite e capiscono. Non potrebbe essere altrimenti.

MASTRO ANGELO «Tra tutti i mondi che hai descritto, tra ucronie e umorismi, si coglie un profondo attaccamento alla realtà. Quale mondo vede Donato Altomare nel suo futuro?»

DONATO ALTOMARE Mi hai promesso una birra che ancora non arriva. Ma sarò paziente, risponderò alla tua domanda.

Sai, da grande vorrei raggiungere la vera saggezza e porre rimedio a tutti gli errori della mia vita. Scriverò la mia biografia falsificandola. Mai pensato a una biografia scritta di proprio pugno ma falsa? No? Ebbene io la farò perché devo chiedere perdono a tutti quelli che avevo di fronte ma che non ho visto. Quindi, comunque vada, il mio futuro sarà scintillante di successi e ricco di denaro. Sarò tanto famoso che mi faranno un francobollo in vita e mi dedicheranno una importante via in tutte le città d’Italia. Ma senza esagerare con le piazze, resto modesto d’animo.

MASTRO ANGELO «I tuoi personaggi mi sembrano costantemente in bilico sulla vita. Sono caratterizzati moltissimo e vivono un futuro che soffre tutti i mali del presente. Vivono un fantastico con tutti i mali del mondo reale».

DONATO ALTOMARE Meglio non sarei stato capace io stesso a definirli. Devi essere un tipino sveglio!

Io osservo. I miei personaggi non devono essere stereotipati – come anche odio i ‘tòpoi’ classici, insomma, per intenderci ‘Era una notte buia e tempestosa e il bosco risuonava di silenzi impauriti…’ -.

A volte faccio anche brutte figure perché guardo la gente troppo a lungo. E litigo con mia moglie quando si tratta di una ragazza. Al centro di tutte le mie storie c’è l’Uomo. Come potrebbe essere diversamente? Le reazioni devono essere umane, altrimenti la storia sarebbe artefatta, Ad esempio mal sopporto quei film nei quali i personaggi hanno atteggiamenti non umani. Ti trovi di fronte un mostro orrendo che ti minaccia e tu che fai? Parli? Resti a guardarlo curioso? Ma io scapperei a gambe levate. Io e chiunque. Per il noto istinto di sopravvivenza, non perché sono un fifone. E’ nella natura umana. Allora studio e metto i personaggi, che incontro per caso, nelle mie storie come comprimari. Ma quelli principali… beh!, quelli sono studiati con cura. Qualcuno mi sfugge anche di mano, come quel personaggio che, nella storia, si rivolge all’autore, quindi a me, minacciandomi di farla finire bene, altrimenti sarebbero stati guai per me Ho obbedito, mi preoccupava far innervosire… Il Cavaliere di Tau.

Sono convinto che molti personaggi che la letteratura ci propina – anche tramite i film – sono, come dire… forzati. Hanno reazioni calibrate sul narrato, non su quello che un uomo vero farebbe. E qui il guaio è grande, in quanto i giovani vedono certi comportamenti e li imitano, senza rendersi conto che hanno, come riferimento, ‘tipi’ che non esistono, ma che sono artatamente costruiti per essere ‘differenti’. Pensa un po’, di me parleranno come del creatore del realismo fantastico!

Non so perché lo faccio. Alzo il boccale di birra e lo invito a un brindisi.

MASTRO ANGELO «Cosa merita un brindisi nella vita di un Narratore?»

DONATO ALTOMARE Un amore trovato grazie alla letteratura, una nascita ‘sognata’ e diventata vera, i mille parti della fantasia.

MASTRO ANGELO «Siamo in uno dei tuoi mondi. Sei un Creatore. Qual è il tuo undicesimo comandamento?».

DONATO ALTOMARE Non desiderare il futuro d’altri. Scrivitelo.

MASTRO ANGELO «Un’ultima domanda, prima di lasciarti ai tanti avventori che stanno aspettando per farsi autografare qualsiasi cosa. Che giochi faceva il Donato bambino, prima di diventare il Donato Narratore?»

DONATO ALTOMARE Sono cresciuto per strada. Non ero povero, la mia famiglia era la classica famiglia medio borghese del dopoguerra, ma per strada ci si divertiva un casino. Avevo tutto il necessario, mai il superfluo. E quando il superfluo era, ad esempio, un pallone di calcio… era dura. Allora lo facevamo con pezze e gomme d’auto tagliate. Rimbalzava assai, ma questo migliorava i nostri riflessi. Creavamo fucili per il tiro a segno dei barattoli con un’asta di legno, una molletta – quella per stendere i panni – e una gomma di bicicletta tagliata a rondelle. Dai vecchi ombrelli facevamo archi e frecce metalliche per andare a caccia di lucertole che ci beffavano sistematicamente. Un vetro rotto serviva a guardare il fondo del mare e un coltello da cucina spuntato per raccogliere ricci. Un fuoco bastava a farci sognare, come gli occhi di qualche ragazzina. Poi c’erano i libri che, tappeti volanti, ci facevano esplorare mondi interiori ed esteriori inesplorabili allora. Il nostro cervello era sempre in movimento, sempre a creare, immaginare. Io come tanti allora. Poi siamo cresciuti e abbiamo cercato di avere quello che desideravamo, ma siamo stati sufficientemente accorti a non smettere di sognare.

Oggi la maggior parte della gente non sogna più. Oggi quello che vogliono tutti è un cellulare d’ultima generazione, un idolo qualsiasi e tanti – ridicolmente falsi – ‘amici’ su fb. Oggi è più semplice nutrirsi di immagini liofilizzate e predigerite che ci propinano in TV, piuttosto che alimentarci di quelle viste con gli occhi della fantasia attraverso la lettura. Il cervello si impigrisce e quindi è più facile da orientare su determinati acquisti. Si spinge la conoscenza verso il basso, sì da allargare la base della piramide dei consumatori. Meglio abbassare l’intelligenza di molti per fornirgli il prodotto X, piuttosto che studiarne di diversi in base ai diversi livelli mentali. Costa di più e si guadagna meno. E’ così palese, così lampante che mi chiedo come si faccia a non accorgersene?

Non è che sotto sotto lo vogliamo? Una statistica ha dimostrato che siamo più efficienti e tranquilli e obbediamo senza batter ciglio se c’è qualcuno a darci ordini. Perché non vogliamo prenderci responsabilità. E intorno sono migliaia le sirene che ci ‘consigliano’ cosa fare.

Non posso che ringraziare il mio ospite e tornare dietro al bancone per servire i clienti. Ma la nostra serata non finisce qua. Quando sarà l’ora di chiusura io e Donato apriremo un nuovo mondo insieme. Parleremo ancora, tanto. E magari ve lo racconterò. Chissà.

Infiniti sono i mondi da scoprire, infiniti da immaginare.

Datemi tempo, ve li mostrerò tutti.

Angelo Berti

D.AltomareL’AUTORE

Donato Altomare (Molfetta, 21 luglio 1951) è un autore di fantascienza italiano. Laureato in ingegneria civile presso l’Università di Bari, si avvicinò presto al fandom, dedicandosi poi alla scrittura. Ha vinto due volte il premio Urania: nel 2001 con il romanzo Mater Maxima, e nel 2008 con il romanzo Il dono di Svet.

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